FABIANO BEPI
Trani 07.04.1883 - Padova 17.04.1962
Trani 07.04.1883 - Padova 17.04.1962
1 Testata provvisoria della Libertà della Domenica, 21.10.1906, Padova, Biblioteca Civica
2 Bepi Fabiano, Teresa
3 Bepi Fabiano, L'apprendista
4 Terza Mostra Provinciale Sindacale d'Arte, 1936, foto Danesin
5 Terza Mostra Provinciale Sindacale d'Arte, 1936, foto Danesin, parti. con le opere di Fabiano
6 Bepi Fabiano, Caricatura, Il Bò, 25 luglio 1942, Padova, archivio famiglia Fabiano
7 Dedica di Luigi Strazzabosco a Fabiano, 17.03.1948
8 Bepi Fabiano, Il Galletto bianco, da Manzato 1989
Un saggio che intenda rivalutare i collegamenti di Bepi Fabiano con la città di Padova e accrescerne l'importanza nell'ambito del suo percorso artistico, scritto in occasione di una mostra organizzata in città allo scopo di far conoscere ai padovani (e non solo) il pittore che qui visse gli ultimi ventisei anni della propria vita, potrebbe apparire una forzatura.
L'opinione dominante sulla sua formazione, infatti, tuttora pacificamente condivisa dagli studiosi e che non si vuole contestare, semmai integrare in limitata parte, è quella espressa da Luigi Menegazzi nella monografia pubblicata a Treviso più di cinquant'anni fa: “Delle città dove Fabiano visse (abitò successivamente a Trani, Maniago, Treviso, Venezia, Milano, Parigi, Treviso, Roma, Milano, Treviso, Padova) quelle che contano per la sua storia d'artista sono Venezia, Milano, Parigi, Roma e Treviso, ma per gli affetti e le amicizie solamente Treviso.”1 Padova, alla stregua di Trani e di Maniago in cui rispettivamente nacque e crebbe fanciullo, non sarebbe quindi significativa: ci sarebbe arrivato ultracinquantenne, nel 1936, quando i suoi lavori iniziavano a presentare una certa ripetitività e stanchezza, e non avrebbe mai legato con l'ambiente cittadino. Se tali considerazioni possono condividersi in linea di massima ancora oggi, il recente rinvenimento di notizie biografiche sull'artista, inedite e relative al periodo iniziale della carriera, avvenuto in occasione della presente mostra, obbliga a rileggere in parte il quadro già delineato e offre ulteriori spunti di ricerca.
La novità più significativa, anche in relazione agli elementi di padovanità che qui interessano, riguarda il periodo di studi presso il Regio Istituto (ora Accademia) di Belle Arti di Venezia, solitamente riportato agli anni 1900-1903 e che Fabiano non avrebbe completato. L'archivio storico dell'ente, indagato da Elisabetta Gastaldi, ha svelato invece, al contrario di quanto finora creduto, che il giovane frequenta sì il “Corso speciale per la pittura di vedute di paese e di mare”, ma nell'anno scolastico 1906-1907. Per la precisione Fabiano, che risiede con la famiglia a Treviso in via Re Umberto n. 1, formalizza l'iscrizione il giorno 11 gennaio 1907 e segue le lezioni di Guglielmo Ciardi e collaboratori fino al 6 luglio, giorno dell'esame conclusivo che supera con punti 7,5 su 10. Appare quindi maggiormente plausibile datare i paesaggi eseguiti a olio negli anni 1907 e seguenti, e non prima. L'unico fra essi che reca una data (1908), oggi ai Musei Civici di Treviso, conferma tale lettura. Una precisazione va fatta anche sulla mostra di Monaco di Baviera alla quale Fabiano presenta per l'appunto un paesaggio e che solitamente viene collocata nel 1908: va posticipata di un anno, al 1909.2 Nel catalogo della X Esposizione Internazionale d'Arte, l'unica che registri la presenza del pittore, si legge che l'opera è vendibile, è eseguita a olio oppure a tempera – ma quest'ultima possibilità appare meno probabile – e che egli abita ancora a Treviso all'indirizzo citato; la mancanza di un'immagine però impedisce lo svolgimento di ulteriori valutazioni3. Suggestiva è poi la possibilità che Fabiano si rapporti in qualche modo a Venezia con Umberto Boccioni e con Arturo Martini, i quali si iscrivono entrambi ai corsi della “Scuola libera del nudo” il giorno 21 maggio 1907. Boccioni, provieniente da Padova, prende domicilio nella città lagunare in Calle della Fava; Martini conserva il domicilio trevigiano, vicino al Duomo, come Fabiano, e raggiunge le lezioni in giornata col treno.
La posticipazione degli studi veneziani ha implicazioni molto interessanti perché comporta una rilettura del percorso professionale di Fabiano. Sulla base delle nuove informazioni si può ora affermare che il primo luogo nel quale la sua arte esce da un ambito strettamente “famigliare” non è più Venezia, con gli studi all'Accademia di Belle Arti e i ricordati paesaggi a olio di ispirazione ciardiana, ma Milano nel biennio 1905-1906, quando il giovane si confronta direttamente con i protagonisti della caricatura e dell'illustrazione. E qui un ruolo di primo piano lo svolge un artista padovano, Ugo Valeri, con il quale Fabiano, come ricorda Carlo Tridenti, ha avuto “comunanza di lavoro e di sogni, a Milano, per più di un anno e mezzo”.4
Allo stato attuale delle conoscenze è impossibile accertare se, ed eventualmente in quale misura, l'arte del pittore piovese abbia influenzato il giovane collega. Non essendo noti lavori di Fabiano databili a quel biennio o precedenti ad esso, è impossibile operare raffronti tecnici e stilistici. Qualche spunto utile potrebbe arrivare dallo spoglio del periodico milanese “Lettura Sportiva”, diretto da Augusto Bontempelli e pubblicato a partire da febbraio 1905, al quale Fabiano collabora, ma non sappiamo in che momento, fornendo illustrazioni dei primi aviatori5. Per un'analoga insufficienza di dati, indagare la rete di conoscenti e di amici di Valeri per rinvenire nomi ricorrenti anche nella vita del giovane di Treviso, non porta lontano. Rileviamo unicamente che nel capoluogo lombardo il pittore Carlo Carrà aveva familiarità con Valeri e pertanto potrebbe avere conosciuto lì anche Fabiano. È noto che Carrà apprezzerà negli anni Venti gli “ottimi pastelli” di Fabiano, che difenderà pure dall'appunto di guardare ai modelli francesi.6
Sicuramente Valeri e Fabiano cercavano entrambi un'ispirazione sincera e originale, non ristretta in limiti precostituiti o legata alle mode, e ciò era loro riconosciuto. Differente era il modo di esprimere quest'indipendenza, non solo nella maniera di eseguire le caricature, perché Fabiano (quello noto, cioè successivo) tende maggiormente alla caratterizzazione del personaggio, talora feroce, e dà minore risalto al lato ironico di un momento, ma anche nei dipinti che mostrano una diversa tecnica esecutiva, resa stilistica e scelta dei soggetti. Tuttavia, proprio in tale libertà di spirito possiamo rinvenire una caratteristica peculiare della gioventù e del corpo studentesco padovani, bene rappresentati da Ugo Valeri, che per molti secoli hanno potuto godere della protezione dell'Ateneo dall'illuminante motto Universa Universis Patavina Libertas. Quanto Fabiano sia stato emancipato dalla vicinanza a Valeri o quanto indipendente fosse già di suo il giovane trevigiano, è oggi naturalmente molto difficile da stabilire, ma non così irrilevante da indagare nell'ambito di una ricostruzione biografica completa.
Un inedito e straordinario collegamento con Padova lo abbiamo rinvenuto nell'ottobre 1906, quando Fabiano partecipa al concorso per la testata artistica della “Libertà della Domenica” (fig. 1), rivista supplementare del quotidiano cittadino “La Libertà”, diretto da Gian Luigi Cerchiari. Tra i ventidue bozzetti presentati nei termini e che rispettano le condizioni del concorso, ovvero “diligenza e precisione nel disegno, concettosità nell'ideazione originale, equilibrio tra questa e l'esecuzione”, ne vengono selezionati tre “di uguale valore” dalla giuria, siglati “Ursus Primo”, “Ursus Secondo” e “In gurgite vasto”.7 Il premio a questo punto deve dividersi tra gli autori, ma all'apertura delle buste si constata che essi sono eseguiti tutti da Bepi Fabiano, residente a Treviso in via Re Umberto n. 1. Compongono la giuria il redattore capo Adone Nosari, lo scultore Giovanni Rizzo e il pittore Giovanni Vianello, che conosce molto bene Ugo Valeri perché entrambi sono stati prima allievi del padovano Alessio Valerio e dopo compagni di lavoro in uno studio aperto in riviera Paleocapa con altri giovani artisti.8 Non abbiamo rinvenuto ulteriori informazioni, purtroppo, utili a capire se Valeri abbia partecipato al concorso o abbia avuto un ruolo di qualche tipo in questa vicenda. La “Libertà della Domenica” esce in due soli numeri i giorni 21 e 28 ottobre, poi cessa le pubblicazioni. Sfortunatamente, il periodico da noi rintracciato non presenta i disegni di Fabiano per un problema con la matrice di stampa: “All'ora di andare in macchina la zincografia di Milano cui avevamo commesso il clichét [sic!] non ci fa ancora pervenire la testata artistica prescelta nel concorso indetto. Anche stavolta per non ritardare l'uscita del giornale, usciamo con una testata provvisoria”.
Per ritrovare notizie di Fabiano legate alla città di Padova devono passare altri vent'anni, durante i quali egli effettua numerosi spostamenti (Parigi, Treviso, Roma, Lecco, di nuovo Treviso) e acquisisce grande visibilità, non solamente come illustratore.
Nel 1929 viene formalmente invitato all'Esposizione d'Arte Triveneta di Padova, allestita dall'8 giugno al 25 luglio al Ponte del Carmine presso la Casa dei Sindacati. Invia tre pastelli: Giovinetta e natura morta (1925), che aveva già partecipato nel 1926 a Milano alla Mostra del Novecento Italiano e nel 1928 a Treviso alla Mostra del Circolo Impiegati e Professionisti e a Venezia alla 19ª Collettiva dell'Opera Bevilacqua La Masa (oggi ai Musei Civici di Treviso, cat. 2); Il Ventaglio cinese (1927), esposto qualche settimana prima a Milano nella personale alla Galleria Bardi (oggi in collezione privata, cat. 7); e infine Teresa (1925-1926?), anch'esso inviato a Milano alla Prima Mostra di Novecento Italiano (fig. 2, ubicazione sconosciuta).9
Il maggiore quotidiano cittadino, “Il Veneto”, non pubblica alcun commento critico sui pastelli del pittore trevigiano. Alberto Bertolini sulle pagine de “La Provincia di Padova” del 28-29 giugno 1929, spende per loro due sole parole, d'apprezzamento: “cose rimarchevoli”.10 Più descrittiva è la recensione di Giulio Reichenbach sulla “Gazzetta di Venezia” del 7 luglio 1929: “Treviso poi può vantare Bepi Fabiano, che manda qui tre quadri di figure, in cui la vita si raccoglie tutta negli occhi, tre figure femminili di età e di condizioni differenti, e di diverso atteggiamento, eppure egualmente bene intuite ed espresse.”11 I pastelli non risultano nei resoconti delle vendite effettuate durante la mostra, pubblicati nei quotidiani, e quindi, presumibilmente, non trovano un compratore.
Nel 1932 Fabiano, ancora una volta invitato, torna a esporre a Padova, alla Terza Mostra d'Arte Triveneta che si tiene in via Tommaseo, nei padiglioni della Fiera, dal 9 ottobre al 15 novembre. Nel salone centrale è appeso il dipinto a olio L'apprendista (1932, ubicazione sconosciuta, fig. 3), mentre nell'atrio si incontrano i suoi disegni, di soggetto non specificato.12
A parte registrare la sua presenza alla cerimonia d'inaugurazione e chiarire che i disegni di Fabiano sono “molti”, non si reperiscono altre notizie nei quotidiani padovani.13 Ciò si spiega probabilmente con l'alto numero di partecipanti alla rassegna, circa 180, e con la preferenza accordata alle opere degli artisti cittadini nei commenti della stampa locale. Il bimestrale “Padova. Rivista del Comune” contiene l'immagine del dipinto in un lungo articolo di critica scritto da Nino Bertocchi, che commenta: “Virgilio Guidi e Bruno Saetti, Bepi Fabiano e Ubaldo Oppi, già noti al pubblico e alla critica, espongono opere che non rivelano niente di sintomatico nell'attività dei loro autori.”14
Nell'aprile 1936, come noto, Fabiano prende abitazione a Padova proveniente da Treviso, perché la moglie Paola Carrari, dipendente della società dei telefoni, deve trasferirsi qui per un avanzamento di carriera.
Sei mesi dopo, il pittore trevigiano prende parte alla Terza Mostra Sindacale Provinciale d'Arte, che si tiene dal 18 ottobre al 20 novembre nelle sale inferiori del Palazzo dell'Economia Corporativa (l'attuale Camera di Commercio, fig. 4). Fabiano, presente all'inaugurazione, presenta quattro pitture a olio: Ragazzi al balcone (ubicazione sconosciuta); La convalescente (1933, Padova, collezione privata, cat. 22), esposta nel 1933 alla IXª Mostra d'Arte di Treviso e alla Biennale veneziana del 1934; Famiglia (ubicazione ignota); Mario (1934, Padova, Galleria Nuova Arcadia, cat. 23).15 Quest'ultimo – insieme a Ragazze al balcone, apparso anche alla Mostra di Treviso nel 1933 (non quindi Ragazzi che forse è un refuso nel titolo del catalogo padovano) – aveva figurato anche a Venezia l'anno precedente (1935) all'evento “Quarant'anni d'arte veneta. Mostra commemorativa della fondazione della Biennale”.
I quotidiani cittadini si soffermano sulle opere dipinte da Fabiano. “Il Veneto”, dopo aver commentato quelle di altri artisti, fa notare che a loro “si affianca, per una prima affermazione attraverso il Sindacato locale, Bepi Fabiano: simpatica affermazione d'un artista che, già noto qui per precedenti prove, si fa apprezzare con quattro tele di figure atteggiate con scioltezza e vaghezza di segni e di colori”.16 Più articolata, invece, è la recensione di Guglielmo Sartori, critico de “La Provincia di Padova”: “Condotte con un disegno a una sintesi plastica che mira all'intima espressione non sempre trovata, colorati con toni bassi e terragni qua e là superficiali e biaccosi, il pittore Fabiano espone due composizioni e due figure che si distinguono per il particolare modo di sentire: «La Famiglia» composta da atteggiamenti di nudi grandiosi od eroici come quello della madre, in un paesaggio alpestre assume il valore di un fatto biblico accentuato dall'atteggiamento innaturale del bambino che unisce l'insieme di linee compatte e coerenti. Questo pittore per la prima volta espone col sindacato di Padova, ma è ben noto per la sua attività in altre mostre.”17
Di passaggio per Padova a fine ottobre, Arturo Martini visita la mostra in compagnia dell'”amico caro” Servilio Rizzato, fiduciario provinciale, e di Paolo Boldrin, entrambi scultori. L'opera in trachite di Rizzato, Atleta seduto, è collocata proprio davanti ai lavori di Fabiano ed è difficile pensare che Martini, nonostante il silenzio dell'informazione giornalistica, non abbia salutato nell'occasione anche il pittore trevigiano.18
Un articolo inedito, che sembra scritto con l'intenzione di far conoscere meglio l'artista in città e che qui riportiamo per intero, riassume la sua carriera professionale: “Da Treviso, dove aveva da anni fissato la sede del suo lavoro, Bepi Fabiano s'è trasferito a Padova la scorsa primavera, allogandosi in una ridente minuscola villa di fuori porta, tra i giardinetti e gli orti di Pontecorvo. Là egli lavora tranquillo e sereno: e a cinquantatré anni sa ancora sorridere con la spontaneità fresca di un ragazzo. Anche la sua pittura si mantiene giovanile e spigliata e richiama spesso i modi del pastello - tecnica a lui cara e nella quale s'è rivelato provetto. A Bepi Fabiano non sono mancati i consensi e i riconoscimenti. Nel 1911 s'era portato a Parigi: la meta di moda fino a qualche anno fa per tutti i pittori. Ottenne subito di lavorar per giornali e riviste e prese anche parte a mostre, tra cui quelle degli «Umoristi francesi». A Parigi rimase fino allo scoppiar della guerra. Tornato in Italia continuava la sua attività di illustratore. Eccolo collaboratore assiduo di «Lettura», di «Comoedia», di «Secolo XX», dell'«Illustrazione italiana», della «Rivista del Popolo d'Italia» e di altre molte importanti edizioni. Ma già nel 1919 una sua prima mostra personale, ordinata da Bragaglia a Roma, lo aveva messo nel suo giusto piano fra gli artisti italiani; e successivamente si era fatto ancora notare e riconoscere alla «Iª Mostra dei pittori del '900», organizzata a Milano a cura di Margherita Sarfatti per un suo gusto personale di toni in sordina i quali accompagnano un disegno sintetico, talora quasi sommario, che riassume la forma in schemi elementari. Nel 1928 Fabiano espone per la prima volta alla Biennale di Venezia e da allora vi è sempre presente. Ha al suo attivo alcune esposizioni all'estero e tutte le maggiori nazionali; una sua opera figura alla Galleria d'Arte moderna di Atene ed altre sono conservate in raccolte private. Ha sempre preso parte alle Sindacali Trivenete di Padova; a questa Sindacale provinciale espose ora quattro dipinti: «Ragazzi al balcone – La convalescente – Famiglia – Mario», due dei quali avevano già figurato degnamente alla Mostra Commemorativa dei 40 anni d'Arte veneta della Biennale.”19
Abbiamo visto che i quadri che avevano preso parte anche all'evento celebrativo della Biennale veneziana sono Mario (1934) e Ragazze al balcone (1932).20 In relazione a quest'ultimo, è evidente nel titolo una differenza di genere rispetto al dipinto della rassegna padovana, indicato sempre al maschile nel catalogo e nell'articolo. Riteniamo possibile che l'articolo abbia fatto riferimento al catalogo, probabilmente viziato da un refuso, e che in verità l'opera sia la stessa: Ragazze al balcone. Nell'unica immagine della sala nella mostra di Padova, purtroppo, il quadro è coperto quasi interamente dalla scultura di Rizzato e non si riesce a risolvere tale dubbio in modo definitivo (fig. 5).
Nell'articolo del quotidiano si ricorda anche l'abitazione di Fabiano a Pontecorvo che era in via Palesa n. 19. Poi traslocherà nel 1938 in Corso Vittorio Emanuele IIº n. 7, nel 1953 in via Marchetto da Padova n. 9, e infine in via Manzoni, dove verrà a mancare nel 1962.
Dopo quelle del 1929, del 1932 e del 1936, Fabiano partecipa alla Mostra Sindacale degli Artisti Veneti allestita nella Sala della Ragione dal 18 maggio al 25 giugno 1939. A tale rassegna invia quattro opere: Fanciulla che si pettina (1938, Padova, Galleria Nuova Arcadia, cat. 29); Ritratto di Fabio (1938, Padova, collezione privata, cat. 27); La collana di perle (Ada) del 1927, esposto diverse volte negli anni precedenti (oggi ai Musei Civici di Padova – Museo d'Arte, cat. 5); e Il piccolo nuotatore (1932, Treviso, collezione famiglia Favero, cat. 21), anch'esso andato nel 1935 alla mostra commemorativa della Biennale veneziana come i due dipinti sopra ricordati.21
La collana di perle (Ada) aveva figurato nel 1929 a Milano alla Seconda Mostra del Novecento Italiano, all'VIIIª Mostra d'Arte di Treviso e alla personale milanese nella Galleria Bardi e nel 1930 alla XXIª Collettiva dell'Opera Bevilacqua La Masa di Venezia. L'opera viene acquistata dal Comune di Padova alla chiusura della Sindacale.22
La rassegna contiene ben seicento opere di circa duecento artisti e forse a causa di tale complessità non abbiamo rinvenuto tracce dei dipinti di Fabiano nei commenti del quotidiano “Il Veneto”. Un cenno appare, invece, nella “Gazzetta di Venezia”: “Non numerosi ma cordiali e schietti i pittori trevigiani, raccolti intorno a Bepi Fabiano, che s'approfondisce sempre più nel suo stile di figurista un po' fosco, ma costruttivo ed acuto.”23
In questi anni padovani Fabiano continua a dipingere, come attestano le date apposte ai suoi lavori, e a illustrare libri e riviste. Segnaliamo ad esempio, perché d'ambito padovano, alcune vignette disegnate intorno al 1942 per “Il Bò”, un periodico legato al gruppo dei fascisti universitari (fig. 6).
Nel 1943, dal 3 al 18 aprile, si tiene presso la Galleria “Le Tre Venezie” in via del Santo una mostra di alcuni artisti veneti, fra cui i trevigiani Giovanni Barbisan, Sante Cancian e Nando Coletti. È il quarto evento d'arte contemporanea organizzato in quei locali. Fabiano invia sette disegni, “ma poi, a catalogo pubblicato, prima dell'inaugurazione, li ritira”.24 Non conosciamo il motivo di tale decisione.
Le biografie evidenziano come inizi in questi anni un periodo di minore attività lavorativa e di progressivo isolamento, e ricordano anche che in fondo a Padova, fin dal suo arrivo, Fabiano non aveva mai rinvenuto un ambiente artistico e culturale favorevole. Queste considerazioni sono probabilmente corrette. Anche Fabio, il figlio dell'artista, non rammenta molti nomi di colleghi padovani del padre e ciò sembra confermare la preferenza per un'esistenza abbastanza riservata. Fra le conoscenze cittadine vi è sicuramente lo scultore Luigi Strazzabosco, che dona “con cordiale amicizia” a Fabiano la monografia scritta su di lui da Dario De Tuoni (Venezia 1947, fig. 7).
L'ultima mostra cittadina a cui il pittore partecipa è la IXª Biennale d'Arte Triveneta che si tiene dal 2 al 24 giugno 1951. Qui espone un ritratto: “Il Fabiano particolarmente sottile nella testina di bimba”25, e forse anche l'opera Il galletto bianco (1946, ubicazione sconosciuta, fig. 8).26
“Non esporrò più”, dichiara Fabiano nell'intervista del settembre 1957 a Carlo Biadene, “lavorerò piuttosto per conto mio”.27
Il 17 aprile 1962, all'età di 79 anni, viene a mancare a Padova.
1 L. Menegazzi, Bepi Fabiano, in Bepi Fabiano a cura di L. Menegazzi, A. Màdaro, F. Batacchi Junior, Treviso 1970, pp. 7-8: 7.
2 Si veda E. Pontiggia, Arturo Martini. La vita in figure, Milano 2019.
3 Offizieller Katalog del X. Internationalen Kunstausstellung im Kgl. Glaspalast zu München 1909, catalogo della mostra, Monaco, Königlicher Glaspalast, 1 giugno – fine ottobre 1909, München 1909, pp. 48, 347.
4 C.T. (Carlo Tridenti), Alla Galleria Bragaglia – La Mostra Fabiano, “Il Piccolo: Giornale d'Italia”, 29-30 maggio 1919, riproposto in C. Tridenti, Fabiano, “Pagine d'Arte”, VII, 15 giugno 1919, 6, pp. 52-53.
5 Italo Brunelli, I nostri disegnatori: Bepi Fabiano, “Bianco e Nero”, I, 20 dicembre 1917, 21: “Fabiano l'avevo notato ai tempi della Lettura Sportiva di antica memoria, quando Fabiano illustrava i primi aviatori con una caratteristica di stile che non lasciava nulla da invidiare al Sacchetti della prima maniera. Certe linee ben marcate; una ricerca psicologica profonda e sicura; una forma abilissima e senza facili ondeggiamenti di stile; una maniera di sintetizzare curiosa e priva di lenocinii; una personalità che stava facendosi largo, lentamente, ma tenacemente attraverso le varie maschere e i diversi visi, resero ben presto noto sia pure in un ristretto ambito il nome di Fabiano che aveva qualità indiscutibili di cogliere in pochi tratti non deformatori, il carattere di ognuno.”
6 Sul rapporto di Valeri con Carrà, si veda F. Luser, Ugo Valeri: un inquieto sentimentale, Venezia 2002, p. 57. L'apprezzamento di Carrà a Fabiano è contenuto in: Carlo Carrà, Seconda visione della III Biennale romana, “L'Ambrosiano”, 9 aprile 1925; Carlo Carrà, Le arti. Mascarini – Casciaro – Sandri – Fabiano, “L'Ambrosiano”, 30 gennaio 1926; Carlo Carrà, Le mostre individuali a Milano, “Il Convegno”, 25 aprile 1926.
7 La relazione sul concorso della “Libertà della Domenica”, “La Libertà”, 10 ottobre 1906: “Padova, 9 ottobre 1906. On. Direzione del giornale «La Libertà» PADOVA. Incaricati – con grande cortesia e deferenza – di esprimere il nostro giudizio sui disegni presentati per la testata della Libertà della Domenica e di indicare quelli che ci sarebbero parsi maggiormente idonei allo scopo, abbiamo l'onore di comunicarvi quanto segue: I lavori pervenuti in tempo utile ed alle condizioni volute dall'avviso di concorso furono in numero di 22, così elencati: 1. con firma Pietro Zorzani – 2. contrassegnato da una sigla indescrivibile – 3. con firma F. Mazza – 4. id. id. – 5. id. P. Zorzan – 6. id. A. Dalumi – 7. id. P. Zorzan – 8. id. motto: «Semplicitas, Humanitas, Justitia» – 9. id. Ursus Primo – 10. Ursus Secondo – 11. id. motto: «In gurgite vasto» – 12. id. sigla E.K. – 13. id. id. – 14. id. id. – 15. id. Plinio Isalberti – 16. id. Vomo (?) – 17. id. V. Milano – 18 id. motto: «In hos signo vinces» – 19. id. P. Zorzan – 20. id. Gracco – 21. id. id. – 22. id. id. Dopo una prima selezione scartammo, senza indugio e di comune accordo, tutti quelli che nulla offrivano di notevole, vuoi pel disegno, vuoi pel concetto, e considerammo i rimasti, cioè i disegni elencati ai numeri: 1, 9, 10, 11, 17, 18, 19, 20, 21, 22. Rifiutammo ulteriore esame ai numeri 1, 17, 18, 19, i quali, sebbene dimostrino nei loro autori una indubbia attitudine artistica, ripetono motivi già noti e da altri sfruttati, compongono anziché creare, mancano o sono deficienti – in poche parole – di originalità e male si adatterebbero, in fine, alla funzione cui dovrebbero essere chiamati a compiere. I rimasti, numeri 9, 10, 11, 20, 21, 22, abbiamo giudicati opera di artisti d'intelletto, ma abbiamo creduto conveniente, e ciò con rammarico, eliminarne i tre ultimi (numeri 20, 21, 22) perché, sebbene pieni di pensiero e di slancio, sono un po' trasandati nella forma, mentre gli altri tre ci parve racchiudessero i diversi attributi richiesti o sottintesi dall'avviso di concorso: diligenza e precisione nel disegno, concettosità nell'ideazione originale, equilibrio tra questa e l'esecuzione. Concretiamo la terna: n. 9. Ursus Primo, n. 10. Ursus Secondo, n. 11. «In gurgite vasto» che giudicammo di uguale valore. Il premio per ciò – se l'onorevole Direzione vorrà accettare il nostro consiglio – non dovrà essere dato a questo più tosto che a quello, ma dividersi in tre parti uguali. A questo punto, aprimmo la busta e il Signor Giuseppe Fabiano, Via re Umberto N. 1 di Treviso, ci risultò autore di tutti e tre i bozzetti premiati. Pertanto, il nostro compito è ultimato e la presente rassegnamo nelle mani di codesta onorevole Direzione acciocché essa sia libera di scegliere fra i tre lavori quello che meglio crederà possa rispondere all'esigenza della Libertà della Domenica e l'autorizziamo ad esigere dall'autore le modificazioni ed i ritocchi di ordine tecnico, ecc. che personalmente gli saranno fatti mediante lettera al Fabiano stesso su indicazioni nostre precise. Dopo di che passiamo a sottoscriverci. Giovanni Rizzo, scultore. Giovanni Vianello, pittore. Adone Nosari, (relatore).” Cfr. anche Il concorso artistico della Libertà della Domenica, “La Libertà”, 7 ottobre 1906; La vittoria di un giovane artista trevigiano, “Gazzetta di Venezia”, 16 ottobre 1906.
8 P. Franceschetti, Giovanni Vianello (1873-1926): maestro di Casorati e Cavaglieri, Castelfranco Veneto 2015, pp. 12-13 (sull'alunnato presso Valerio e sullo studio in comune) e 24 (sul concorso della Libertà della Domenica).
9 Esposizione d'Arte Triveneta. Catalogo, Padova 1929, pp. 15, 36 e Il ventaglio cinese (fra le illustrazioni).
10 Alberto Bertolini, Un'occhiata alla Mostra d'Arte Triveneta, “La Provincia di Padova”, 28-29 giugno 1929. Nel 1921 Alberto Bertolini aveva avuto un scambio d'opinioni molto franco con il pittore trevigiano Gino Rossi, allora residente a Noventa Padovana, a causa di un commento sfavorevole ai lavori presentati da Rossi con il “Gruppo Indipendente Veneziano” alla Seconda Esposizione Nazionale d'Arte di Padova.
11 Giulio Reichenbach, L'esposizione d'arte triveneta – Opere ed artisti, “Gazzetta di Venezia”, 7 luglio 1929.
12 3ª Mostra d'Arte Triveneta. Catalogo, Padova 1932, pp. 28, 30 e L'apprendista (fra le illustrazioni).
13 Le autorità presenziano all'apertura uffciale della III. Mostra Triveneta d'Arte, “Il Veneto”, 10-11 ottobre 1932; Zeus, Pittori e scultori alla terza Mostra sindacale delle Venezie, “Il Veneto”, 3-4 novembre 1932.
14 Nino Bertocchi, La 3ª Mostra d'Arte Triveneta, “Padova. Rivista del Comune”, VI, novembre-dicembre 1932 XI, 11-12, pp. 19-37: 23 (immagine) e 30.
15 III Mostra Sindacale Provinciale d'Arte. Catalogo, Padova 1936. Le pagine della pubblicazione, che contiene tre rare immagini degli ambienti catturate dal fotografo Danesin, non sono numerate. Sulla presenza di Fabiano all'apertura, si veda L'inaugurazione della III. Mostra Sindacale provinciale d'Arte, “Il Veneto”, 19 ottobre 1936.
16 “A.”, Alla III. Mostra Sindacale d'Arte, “Il Veneto”, 26 ottobre 1936.
17 Guglielmo Sartori, La III Mostra Sindacale d'Arte, “La Provincia di Padova”, 31 ottobre – 1 novembre 1936.
18 Visite alla Mostra d'Arte Sindacale, “La Provincia di Padova”, 31 ottobre – 1 novembre 1936. Sulla visita si veda P. Franceschetti, Appunti su sodalizi artistici e sindacati a Padova tra le due guerre, in Novecento al Museo: Dipinti e sculture tra le due guerre dalle collezioni civiche, catalogo della mostra, a cura di E. Gastaldi, Padova, Palazzo Zuckermann, 25 gennaio – 13 aprile 2020, Padova 2020, pp. 23-55: 53-54.
19 “P.”, Pittori, scultori, incisori padovani: Bepi Fabiano, 1936. Non sappiamo in quale quotidiano sia stato pubblicato l'articolo, che abbiamo rinvenuto nell'archivio privato dello scultore Enrico Parnigotto.
20 Mostra dei Quarant'anni della Biennale MDCCCXCV – MCMXXXV. Catalogo, Venezia 1935, p. 147. I dipinti di Fabiano, tre in tutto, non compaiono fra le illustrazioni.
21 Mostra Sindacale degli Artisti Veneti, sl. sd. (Padova 1939), p. 9.
22 La chiusura della Mostra degli artisti veneti. Gli acquisti del Comune di Padova, “Il Veneto”, 27 giugno 1939.
23 La Mostra sindacale veneta che s'inaugura oggi a Padova nel Salone della Ragione, “Gazzetta di Venezia”, 18 maggio 1939.
24 Menegazzi, Bepi Fabiano... cit., p. 8. Si veda il catalogo Quarta Mostra d'Arte Italiana Contemporanea, Padova 1943. Accenna alla presenza di “alcuni dipinti” di Fabiano la “Gazzetta di Venezia”, 18 aprile 1943, e non ne parlano, invece, le recensioni pubblicate ne “Il Veneto”, 9 aprile 1943, e nella rivista “Emporium”, XCVIII, luglio 1943, 583, pp. 36-38.
25 Silvio Branzi, Troppi e troppo pochi gli espositori a Padova, “Il Gazzettino”, 22 giugno 1951.
26 La partecipazione si desume dalla presenza dell'etichetta della rassegna sul retro dell'opera, come è ricordato in Bepi Fabiano (1883-1962): antologia di opere, catalogo della mostra, a cura di E. Manzato, Treviso, Galleria del Libraio, 7 marzo – 8 aprile 1989, Treviso 1989 (si vedano testo e nota 29, pagine non numerate). Il Catalogo IX Biennale d'Arte Triveneta, pubblicato nella rivista “Le Tre Venezie”, elenca gli espositori ma non le loro opere, solo in parte riprodotte a margine delle pagine di commento critico: non vi sono immagini di lavori di Fabiano. “Il Gazzettino” sopra citato ricorda unicamente il ritratto.
27 Carlo Biadene, Il pittore Fabiano ha fatto le valigie, “Il Gazzettino”, 7 settembre 1957.