Vianello Giovanni
Padova 07.07.1873 - 11.12.1926
Padova 07.07.1873 - 11.12.1926
1. G. Vianello, Autoritratto, collezione privata (foto Ottavio Pinarello).
2. G. Vianello, Leone XIII ai piedi della Vergine con Bambino e santi, chiesa di S. Silvestro, Saletto di Vigodarzere, 1900.
3. G. Vianello, Fioretti di San Francesco, dipinto esposto a Milano nel 1912.
4. G. Vianello, S. Bonaventura mostra ai fedeli la lingua, cappella di S. Antonio, basilica del Carmine, Padova, 1910 (foto Ottavio Pinarello).
5. G. Vianello, Le perle, cartolina illustrata, 1913.
6. G. Vianello, Allo specchio, cartolina illustrata, 1913.
Citato nella letteratura specialistica quasi esclusivamente per essere stato il maestro di Felice Casorati (1883-1963) e di Mario Cavaglieri (1887-1969), importanti individualità artistiche della prima metà del secolo scorso, Giovanni Vianello è considerato da alcuni critici una presenza trascurabile nel panorama nazionale. In modo pressoché irrilevante è valutata anche l’influenza del suo insegnamento sugli esiti figurativi raggiunti dagli allievi. Tuttavia tali considerazioni lasciano qualche perplessità, in quanto si basano sull’analisi di pochissimi dipinti di Vianello – quelli finora rintracciati dagli studiosi non superano la decina – e dei lavori a carattere decorativo da lui compiuti nel teatro Sociale di Rovigo e nella sede centrale della Cassa di Risparmio a Padova(1).
Il recente rinvenimento di un numero significativo di opere presso eredi e collezionisti e lo spoglio delle fonti dell’epoca ci permettono ora di ricomporre con maggiore precisione l’attività artistica, caratterizzata da ricerche e sperimentazioni inaspettate, nonché la sua fortuna critica. In questa sede possiamo anticipare in modo estremamente sintetico lo scritto a cui stiamo lavorando, cercando di correggere alcune imprecisioni che si rinvengono nelle schede biografiche.
Giovanni nasce a Padova il 7 luglio 1873 da Giuseppe, pittore decoratore di origini veneziane, e da Teresa Raffagnato. Frequenta con profitto la scuola di disegno “Pietro Selvatico”, dove riceve menzioni onorevoli e premi speciali per le sue capacità artistiche. Continua gli studi presso l’accademia di Venezia, appoggiato economicamente dal Consiglio Comunale di Padova, il quale, apprezzandone le doti e conoscendo la non agiata condizione economica della famiglia, gli accorda più volte dei sussidi. Anche in tale istituto il giovane ottiene importanti riconoscimenti e medaglie dal collegio dei professori: nell’aprile 1896, poco prima di conseguire la patente di maestro di disegno nelle scuole tecniche e normali, riceve pure il premio speciale “Alberto Cavos fu Catterino”, conferito annualmente al migliore allievo di pittura.
Negli stessi anni Giovanni Vianello segue le lezioni private tenute dal maestro piovese Alessio Valerio (1831-1922) e allestisce uno studio in una soffitta di un palazzo gotico dirimpetto alla Specola unitamente agli amici pittori Ugo Valeri (1873-1911), Giuseppe Cecchetto (1876-1951) e Antonio Soranzo (1873-1946)(2).
Si accennava all’inizio all’impegno di Vianello nell’insegnare pittura ai ragazzi che desiderano apprendere i rudimenti dell’arte. In base alle ricerche effettuate, possiamo ora aggiungere che la scuola non mantiene una sede fissa, ma viene trasferita più volte nel corso degli anni: ponte del Carmine, via Dei Tadi, via Calatafimi, via Donatello e via dei Rogati, presso l’abitazione. Sappiamo inoltre che egli è aiutato nelle lezioni da Antonio Grinzato (1874-1926) e più tardi da Renzo Canella (1884-1956). Ai suoi allievi, oltre ai noti Casorati e Cavaglieri, possiamo aggiungere Emma Donghi, figlia dell’architetto Daniele; Steno Bolasco, figlio della contessa ritratta dallo stesso Vianello; Rosina Fiorentino e la moglie Sofia Girardi, sposata il 15 maggio 1907, la quale partecipa nel 1909 alla mostra tenuta nell’ex giardino Pacchierotti in Prato della Valle e nel 1910 alla grande esposizione di Pontevigodarzere (Interno di casa).
Giovanni non inizia l’attività espositiva a Padova nel 1892, come riportano alcune biografie – i dipinti Sulla laguna e Al Redentore sono in realtà di Fausto Zonaro –, bensì tre anni più tardi, nella fiera che rinasce in città per il centenario antoniano, dove sono presenti alcuni suoi schizzi di composizione all’acquarello eseguiti quando “Nane” studiava alla scuola Selvatico. Se consideriamo eventi più specificamente artistici, egli debutta nel 1898 a Torino all’Esposizione Nazionale di Belle Arti (Sera a Venezia) e quasi contemporaneamente alla Mostra “Eterno Femminino” di Padova, in cui appare nella sezione bozzetti con “una fantasia al lume di luna: un verdognolo diffuso nel quale ci sono atteggiamenti audacissimi di danzatrici”(3). Nella descrizione del dipinto è evidenziato un particolare utilizzo della tinta verde, che ritroviamo non di rado nelle sue opere: una nota spese risalente agli anni venti indica come preferite le tonalità di verde chiaro Paolo Veronese e di verde scuro detta Inglese.
Vianello partecipa nel corso della sua vita a una sessantina di esposizioni, più del doppio di quelle finora considerate, e chiaramente il dato va ritenuto ancora provvisorio, considerata la notevole difficoltà di reperire i cataloghi, necessari per risalire con certezza pure al numero e al titolo delle opere presentate. In questa sede ci limitiamo a notare che egli prende parte alle maggiori manifestazioni artistiche nazionali e internazionali tenute in quel periodo nel nostro paese, incluse quelle che segnano momenti vitali per la storia dell’arte moderna in Italia, come ad esempio alle mostre collettive di Ca’ Pesaro a Venezia – alla seconda del 1908, alla prima (Sfilata di chierici) e alla seconda del 1909 – e alla Secessione Romana nel 1915 (Riflessi). Analogamente a molti suoi colleghi, non disdegna poi la collaborazione a eventi nati per raccogliere fondi a fini caritatevoli. All’estero è presente al Salon d’Automne di Parigi nel 1909 (Le poison) e alla XI Internationale Kunstausstellung di Monaco di Baviera nel 1913 (Sommer). In alcuni casi le opere non devono superare il giudizio della giuria d’accettazione perché egli viene ufficialmente invitato, come accade alla LXXX Esposizione Internazionale di Belle Arti a Roma nel 1910 (Mattino di primavera) o per qualche lavoro presentato alle biennali veneziane. Il dipinto forse più conosciuto dell’artista, sicuramente quello che ha riscosso i maggiori apprezzamenti critici (ad esempio da Ugo Ojetti), è Fioretti di San Francesco, apparso a Milano nel 1912 e riprodotto tra le illustrazioni del catalogo relativo all’evento (fig. 3). Qui Vianello dipinge nove fanciulle biancovestite, adagiate in un gran prato fiorito, mentre ascoltano una donna che legge, pure vestita di bianco. Nel quadro si ravvisa anche, per il soggetto e per le tinte tenui adoperate, il carattere mite e generoso – francescano insomma – dell’artista. Sono comunque parecchi i lavori da lui presentati che vengono recensiti con favore nei quotidiani e nelle riviste specialistiche. Giovanni espone per l’ultima volta a Padova nel 1922: alla personale organizzata in alcuni vani a pianterreno del palazzo del Gallo, aperti su via San Canziano e collegati alle sale del ristorante Storione, e alla mostra organizzata in fiera dalla locale Società Promotrice di Belle Arti.
Vianello è abile tanto in pittura quanto in modellazione plastica, specialmente a bassorilievo: nel 1902 presenta a Torino una madre che bacia il suo bambino e a Milano l’opera Mamma; nel 1904 a Padova si apprezzano alcune placchette decorative e nel 1905 a Roma ritorna sul tema preferito della maternità (Mamma!). Nella cappella Scarpa, all’interno della chiesa padovana di San Pietro, dove egli decora pure l’abside, esiste una Madonna con bambino da lui firmata e datata 1903, mentre nella sala bianca del caffè Pedrocchi la targa commemorativa dell’8 Febbraio – oggi sostituita – venne realizzata in metallo argentato su suo disegno nel 1908. Non è invece opera di Vianello, come talvolta si legge, ma di un omonimo fonditore veneziano (1854-?) la riproduzione del monumento del Canova al principe d’Orange, esistente agli Eremitani.
Notevole è anche la sua attività come decoratore. I lavori già riconosciutigli, che qui proviamo a datare con maggiore precisione, sono: la sunnominata abside della chiesa di San Pietro (1899); le decorazioni interne del teatro Sociale di Rovigo (1904); alcuni dipinti, anche di notevoli dimensioni, nella parrocchiale di Pontelongo (1908-09, 1913); gli interni del primo piano di palazzo Folchi (1909); due ampi pannelli del padiglione veneto all’esposizione di Roma (1911); il teatro di Abano (1911); la Via Crucis nel cimitero maggiore di Padova (1913-14); fregi, medaglioni con ritratti e altre decorazioni a graffito nella scuola per ingegneri di via Loredan (1914); il frontone del giardino d’infanzia “Vittorino da Feltre” in via Galilei (1915); i chiaroscuri esterni di villa Collavo in via Trieste (1915); i dipinti allegorici nella sede della Cassa di Risparmio (1917); una pala d’altare nella chiesa di Sant’Andrea (1923). Recentemente siamo riusciti a individuarne altri presso il negozio Della Baratta all’angolo del Gallo (1896), la chiesa di San Silvestro a Saletto di Vigodarzere (1900, fig. 2); l’oreficeria Bianchi in piazza delle Erbe (1901); il negozio Dal Zio in piazza dei Frutti (uno scudo insegna, 1907); la cappella di Sant’Antonio nella basilica del Carmine (1910). Va segnalato che quest’ultimo lavoro e la vasta decorazione dell’abside nella chiesa di San Pietro necessitano urgentemente di un restauro. Strana sorte comune, se consideriamo che unico fu pure il committente, il parroco pro tempore in entrambe, don Ettore Pagnacco. Nella cappella del Carmine, dove Vianello rappresenta S. Bonaventura che mostra ai fedeli la sacra e incorrotta lingua del Santo (fig. 4), viene scolpita nello stesso anno dal noto intagliatore veneziano Vincenzo Cadorin (1854-1925), e dipinta dal figlio diciottenne Guido (1892-1976), la statua lignea di sant’Antonio, mentre la lavorazione dei marmi spetta al padovano Francesco Marotto.
Giovanni Vianello non tralascia nemmeno di ornare pergamene, abbellire copertine e frontespizi, illustrare libri (si veda C. Foligno, The Story of Padua, Londra, 1910), disegnare affissi pubblicitari, e ideare cartoline artistiche relative a eventi cittadini o al dramma della grande guerra. Due cartoline, inoltre, sono riproduzioni stampate a Milano di suoi dipinti datati 1913 (figg. 5-6) e costituiscono una testimonianza significativa del suo percorso artistico.
Gli ultimi anni della vita di Giovanni Vianello sono tormentati da una forma depressiva invalidante. Nel luglio 1920 è ricoverato per la prima volta all’ospedale psichiatrico di Brusegana. Ne esce apparentemente ristabilito alla fine dell’anno seguente, dopo aver ripreso con entusiamo l’esercizio della sua arte: sappiamo che egli ritrae se stesso e la moglie Sofia a matita, oltre a riprendere – talvolta a olio – gli altri malati della struttura. Partecipa quindi per qualche tempo alla vita artistica cittadina. Gli amici della Società Promotrice di Belle Arti, commossi dall’avvenuta guarigione, organizzano una mostra di sue opere, prestate con generosità anche da privati; poco dopo prende parte alla rassegna organizzata all’interno della fiera, come sopra ricordato. Nel luglio 1922 subisce un nuovo ricovero nell’ospedale; riesce ancora per qualche tempo a trarre forza e giovamento dalla sua passione, finché l’11 dicembre 1926, a causa di un improvviso peggioramento delle condizioni di salute, è vinto dalla malattia.
1) Si veda C. Semenzato, Giovanni Vianello, Vicenza sd (ma 1976).
2) Su questo punto vedi il mio Giuseppe Cecchetto, pittore e architetto padovano (1876-1951), “Bollettino del Museo Civico di Padova”, XCIX, 2010 (in corso di stampa).
3) “Il Veneto”, 16 giugno 1898.