selvatico lino
Padova, 09.07.1872 - Treviso 25.07.1924
Padova, 09.07.1872 - Treviso 25.07.1924
1. Mostra d’Arte, catalogo, Padova 1890
2. Artisti padovani nel 1890. In alto su tutti è lo scultore Natale Sanavio. Da G. Toffanin, Padova fra Ottocento e Novecento.
3. Palazzo della Ragione, lato sud
4. Via S. Lorenzo, dal 1901 S. Francesco. Sulla sinistra, dopo la controversa casa di Dante, è palazzo Sala.
5. Piazza Unità d'Italia, ora dei Signori. Sulla sinistra la Gran Guardia e sulla destra il palazzo dell'Orologio.
6. Lo scultore Natale Sanavio e i pittori Giuseppe Canella e Barnaba Lava.
7. Caffè Pedrocchi. Sulla parete orientale, a sinistra, il medaglione in bronzo ad Antonio Pedrocchi.
Nel catalogo della mostra Lino Selvatico. Una seconda Belle Époque, allestita nel 2016 a Venezia nella Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro, si rinvengono alcune informazioni che collegano il pittore alla città euganea: il matrimonio del nonno di Lino, Ercole, con la contessa padovana Luigia Cortesi; la sua nascita in città per circostanze casuali; il lungo soggiorno durante gli studi universitari, presumibilmente dagli ultimi mesi del 1891 fino al 15 luglio 1896, quando il giovane consegue il diploma di laurea in giurisprudenza. Veniamo a conoscere anche che in quest’ultimo periodo Selvatico abita in una camera in via San Clemente ed è già attratto dalla pittura, perché esistono oli e acquerelli datati. Inoltre si accenna alla sua presenza nel 1892 alla commemorazione dell’8 Febbraio 1848 e all’invio di una commedia al capocomico Emilio Zago agli inizi del 1895 tramite Ernesto Pietriboni.
La rievocazione patriottica ha luogo la mattina dell’8 febbraio presso l’Università, dove dapprima viene scoperta un’epigrafe che commemora l’eventoi, poi nell’Aula Magna il professor Enrico Nestore Legnazzi ricorda applauditissimo le vicende di quella giornata che lo vide protagonista. Nel pomeriggio accade il fatto che indigna Lino: un gruppo di studenti giunge in Prato della Valle dal Bassanello cantando inni patriottici, ma deve fermarsi di fronte alla forza pubblica che intima lo scioglimento immediato; al rifiuto alcuni giovani vengono arrestati. L’episodio, conclusosi con la scarcerazione avvenuta già nella tarda ora pomeridiana per intervento del Rettore e del Procuratore del Re, ha eco pure in altre città. A Bologna una fonte che riferisce addirittura di venti morti e numerosi feriti preoccupa Giosuè Carducci, il quale, avendo in città diversi amici, telegrafa a Guido Mazzoni, docente di letteratura italiana e suo allievo, per avere notizie. Lino, infastidito per i modi arbitrari usati nell’arresto, invia una fiera e dignitosa protesta ai quotidiani nella quale scrive a nome dei manifestanti, prendendone le difese. Lo scritto viene riassunto sul quotidiano “Il Veneto”ii.
Come accennato nel citato catalogo, Selvatico compone nel periodo universitario anche brani di commedia, uno dei quali giunge al capocomico Emilio Zago tramite Ernesto Pietriboni. L’amico veneziano, compagno di studi giuridici e fra i capi della goliardia, futuro deputato, segretario del partito radicale e presidente dell’Ateneo Veneto, muove in quegli anni i primi passi come critico d’arte sui quotidiani “Il Comune. Giornale di Padova” e “Il Veneto”iii. Dal novembre 1893 allo stesso mese del 1895, quando la direzione passa a Giorgio Gopcevichiv, Pietriboni è pure direttore del periodico “Lo Studente di Padova”, e dal dicembre 1894 è affiancato dal gerente responsabile Vittorio Schiesari Civolani, fine critico e promotore degli artisti locali sotto lo pseudonimo “Victor”. In città tra Otto e Novecento nascono diverse riviste illustrate, chiuse spesso dopo pochi numeri, che attestano il dinamismo dell’ambiente studentesco dal consueto spirito dissacrante e che vantano la partecipazione di firme poi divenute celebri, come “Gandolin” (Luigi Arnaldo Vassallo, ritenuto da alcuni l’inventore del “pupazzetto”), “Blandinus” (Giovanni Biadene), “Frustino” (Arnaldo Fraccaroli) e “Primo Sinopico” (Raoul Chareun). E’ verosimile che Selvatico abbia occasione di frequentare i numerosi collaboratori del periodico diretto da Pietriboni e gli stessi Civolani e Gopcevich. Quest’ultimo è anche compagno di facoltà di Lino, insieme a Silvio Valeri, fratello maggiore del pittore Ugo e del poeta Diego, al critico d’arte Achille De Carlo e a Giuseppe Taboga, figlio dell’industriale omonimo proprietario del teatro Garibaldi dove recita di tanto in tanto la Comica Compagnia Veneziana degli attori Emilio Zago e Guglielmo Privato.
Negli anni padovani Selvatico può assistere a rappresentazioni teatrali e a diversi altri trattenimenti, allestiti anche a scopo filantropico. Fra questi ultimi segnaliamo – per la prima volta – quello messo in scena il 16 maggio 1895 alla Gran Guardia per favorire l’Associazione Universitaria e la Dante Alighieri. Il programma della serata si apre con il monologo Retroscena di Pietriboni, poi il maestro veneziano Baldan ironizza su Prato della Valle e Achille Da Carlo esegue delle caricature nella Pagina illustrata; Gopcevich presenta “un fonografo alquanto fuligginoso facilmente scambiabile col brustolino da caffè” ed esegue esperimenti nei quali rende “molto bene, specialmente, la imperfezione dei cilindri annessi allo strano apparecchio”, quindi imita attori tragici e comici; Ettore Da Rin (“Momo”) recita il suo Pensierificio, nel quale un’avveniristica macchina chiamata Pensierografo compone in modo casuale lettere, sillabe e parole; infine Cesare Beretta (“Bice”) presenta alcuni “pupazzi”v. In questo spettacolo, ma potremmo ricordarne altri curiosi per la presenza della “velocepittura” e della “pittura a brandelli”, si notano la partecipazione di persone vicine a Selvatico e l’usuale spirito dissacrante della gioventù, accolto con viva curiosità e molti applausi dal pubblico padovano. Interessanti sono il fonografo di Gopcevich e il Pensierificio di Da Rin, che verrà interpretato con fortuna sulle scene da Ermete Novelli e Ferruccio Benini, perché rammentano i futuri intonarumori di Russolo e paroliberismo di Marinettivi.
Sappiamo che nel periodo universitario, oltre alle simpatie patriottiche e alla passione per la commedia, Lino Selvatico dipinge, perché esistono oli e acquerelli datati che lo confermano, come si diceva. Non espone mai alle mostre d’arte allestite in città, ma questo è spiegabile con la promessa fatta al padre di posporre alla laurea e all’avvocatura ogni altro interesse. Il giovane ha comunque occasione di conoscere gli artisti locali e le loro opere, di frequentare il circolo artistico e di visitarne le esposizioni, di esprimere un giudizio sui bozzetti presentati nei numerosi concorsi pubblici usciti proprio negli anni della sua permanenzavii.
Nel 1890, l’anno precedente all’arrivo di Selvatico, si era tenuta la Mostra d’Arte della Società degli Artisti Padovani a Palazzo della Ragione (figg. 1-3)viii. Una cinquantina di presenze, amatori compresi, discreta affluenza di pubblico, ma pochissime vendite. Si era anche formalmente costituito il Circolo Artistico Padovano, promosso già dal 1888, che aveva ottenuto un domicilio nei locali concessi in comodato gratuito dal Comune nel restaurato palazzo Sala (fig. 4)ix, dove veniva sistemata anche la nuova sede della scuola di disegno per artigiani “Pietro Selvatico”x. Dal 5 al 26 luglio 1891 si tiene la prima mostra sociale: in quattro locali vengono presentati i lavori di una ventina di artisti; l’affluenza del pubblico è scarsa nei primi giorni e maggiore in quelli vicini alla chiusura. Il 10 luglio 1892 il Circolo inaugura la seconda mostra d’arte, aperta fino ai primi del mese successivo, alla quale partecipano quasi trenta artisti. In una sala è allestita una retrospettiva di Vincenzo Gazzotto, apprezzato maestro di alcuni vecchi pittori locali, tra cui si contano Achille Astolfi, Augusto Caratti, Leopoldo Toniolo, Luigi Papafava e Giacomo Manzoni, tutti espositori. Il pubblico accorre numeroso e si plaude al risveglio della vita artistica cittadina, tuttavia le vendite sono ancora insufficienti. I quotidiani sottolineano l’apatia dell’ambiente e lo scarso incoraggiamento dato all’arte moderna non solo a Padova, ma anche in centri di maggiore importanza come Venezia, la cui Permanente viene ignorata nonostante la novità del recente cambio di sede. Una riflessione specifica su questi temi, come noto, porterà il sindaco della città lagunare Riccardo Selvatico, padre di Lino, a volere una rassegna di maggiore visibilità e richiamo.
Nel frattempo il Circolo Artistico Padovano langue a causa di contrasti fra soci e per rianimarsi si fonde nel 1894 con il Filarmonico, anch’esso in difficoltà. Il nuovo Circolo Filarmonico Artistico sceglie l’ampia sede del sodalizio musicale a palazzo Vezzù, che vanta un piccolo teatro in giardino per gli spettacoli estivixi. Il 15 dicembre di quell’anno registriamo la presenza in città dello zio di Lino Selvatico, lo scultore veneziano Urbano Nono, perché chiamato a far parte della commissione incaricata di giudicare i bozzetti degli apostoli da collocarsi sulle facciate principali della nuova chiesa del Cimitero Maggiorexii. E’ possibile che il giovane abbia l’occasione di salutare l’illustre parente e forse di parlare con lui di quei lavori, esposti in precedenza al pubblico nella sala della Gran Guardia (fig. 5), a pochi passi da via San Clemente, dove abita.
Il periodo 1892-95 è caratterizzato da altri concorsi pubblici, tutti riservati ai soli artisti padovani, ad eccezione di quello disposto per testamento da Domenico Cappellato Pedrocchi che riguarda un monumento in bronzo a Giuseppe Mazzini da erigersi in una piazza della città e un altro in marmo di Carrara al padre adottivo Antonio Pedrocchi per il Cimitero Maggiore. I diversi bozzetti sono sempre visibili prima del giudizio ufficiale e sui quotidiani appaiono coinvolgenti recensioni. Non entriamo nel merito, ma evidenziamo l’importanza che tali occasioni hanno per gli appassionati d’arte, Lino compreso. Altre rassegne interessanti da ricordare sono un’ampia mostra di opere di Fausto Zonaro allestita alla Gran Guardia nel 1893xiii, la piccola sezione di belle arti dell’Esposizione Campionaria Provinciale del 1895 in Salone e la mostra del 1896 al Circolo Filarmonico Artistico, quest’ultime due finora sconosciute. Vanno segnalati poi l’avvio di diversi lavori nella Basilica Antoniana in occasione del VII Centenario della nascita del Santo (1895) e l’esposizione di oggetti storico-artistici legati alla sua vita e al culto che sarà all’origine del Museo Antoniano. Numerosi sono gli artisti presenti a Padova - come i noti Serafino Ramazzotti, Fausto Zonaro, Pietro Pajetta, Oreste Da Molin e altri considerati di secondo piano, ma molto meno provinciali di quanto finora ritenuto – con i quali il giovane può essere venuto in contatto, tuttavia gli studi non hanno fornito ancora riferimenti precisi che possano offrire concreti spunti di riflessione e di approfondimento.
i Sull’epigrafe vedi il mio Dal taccuino d’un padovano. Note di cronaca (1850-1900), Tricase (LE) 2014, pp. 116 e 121.
ii Una protesta, “Il Veneto”, 15 febbraio 1892.
iii Negli anni 1892-93 scrive la corrispondenza artistica da Venezia firmandosi per esteso o semplicemente “E.P.”.
iv Gopcevich sarà ritratto a Parigi nel 1906 da Umberto Boccioni (1882-1916). Nel viaggio parigino il pittore, che vive a Padova dal 1889 al 1898 e in seguito vi ritorna per la permanenza della madre e della sorella, ritrarrà pure il pubblicista e avvocato veneziano Giovanni Zironda, al quale spetterà nel 1951 la commemorazione di Pietriboni per l’Ateneo Veneto. Cfr. P. Franceschetti, Un padovano a Parigi ritratto da Umberto Boccioni, “Padova e il suo territorio”, 123, settembre-ottobre 2006, XXI, pp. 44-46.
v Alla Gran Guardia, “Il Veneto”, 17 maggio 1895.
vi A differenza di quanto accadrà in altre città, il pubblico padovano parteciperà sempre con vivo interesse alle serate futuriste di Marinetti.
vii La rapida panoramica sull’arte a Padova in quel torno d’anni verrà approfondita in un saggio, cui rimandiamo. Abbiamo comunque anticipato nel testo alcuni dati del tutto inediti da noi rinvenuti.
viii Mostra d’Arte. Catalogo, Padova 1890. Per le mostre del 1890 e del 1892 vedi, oltre ai giornali cittadini, L. Rizzoli Jun., Il pittore padovano Giacomo Manzoni (1840-1912), “Ateneo Veneto”, a. XXXVIII, vol. I, fasc. 3, maggio-giugno 1915, e G. Poli, Padova, in La pittura nel Veneto. L’Ottocento a cura di G. Pavanello, tomo primo, Milano 2002, p. 152.
ix In via San Francesco, di fronte all’attuale Prefettura.
x Non vi è parentela tra Pietro Selvatico e la famiglia di Lino. Sulla sede della scuola e in generale sull’ambiente artistico padovano tra Otto e Novecento, cfr. i miei Giuseppe Cecchetto, pittore e architetto padovano (1876-1951), “Bollettino del Museo Civico di Padova”, XCIX, 2010 (2013), pp. 103-118 e Giovanni Vianello (Padova 1873-1926). Maestro di Casorati e Cavaglieri, Castelfranco Veneto 2015.
xi In via Maggiore, ora via Dante nn. 15-21. Il 10 febbraio 1898 l’assemblea del Circolo Filarmonico Artistico approverà un nuovo trasferimento nel palazzo dell’Orologio in piazza Unità d’Italia (oggi dei Signori), dove rimarrà per i successivi quarant’anni.
xii La chiesa viene inaugurata il 30 ottobre 1892. Per gli altri lavori del cantiere, che coinvolgono fra gli altri il pittore Giuseppe Damiani, Antonio Brunelli Bonetti come membro della Commissione d’Ornato, Antonio Ermolao Paoletti, il mosaicista veneziano Giovanni Battista Morolin e altri, vedi il mio, La chiesa del Cimitero Maggiore di Padova, “Padova e il suo territorio”, 183, ottobre 2016, XXXI, pp. 32-36.
xiii La mostra del 1893, solo citata nelle monografie su Zonaro, non è mai stata approfondita. Non potendo esaminarla in questa sede, rimandiamo a un contributo di futura pubblicazione.