Boccioni Umberto
Reggio Calabria 19.10.1982 - Verona 17.08.1916
Reggio Calabria 19.10.1982 - Verona 17.08.1916
1. Chiostro, Umberto Boccioni, 1904, coll. MASI Lugano
2. Chiostro di San Francesco nel 1911
3. Il chiostro prima del restauro
Gli appassionati d’arte contemporanea conoscono sicuramente uno dei primi oli di Umberto Boccioni, raffigurante un chiostro, firmato e datato “Padova – 1904”, attualmente esposto nel Museo Civico di Belle Arti di Lugano in occasione della mostra “Donazione Chiattone”. L'evento intende celebrare il centenario dell'istituzione museale offrendo al pubblico una selezione di circa cento opere del lascito, normalmente non accessibili. Il dipinto è stato presentato per la prima volta nel 1905 a Roma alla Mostra dei Rifiutati, allestita in seguito all’esclusione, operata dalla giuria degli Amatori e Cultori di Belle Arti, di alcuni artisti dall’evento “ufficiale” di Palazzo delle Esposizioni. Esso ha partecipato anche alla mostra di Milano del 1916-17, indicato come Interno di un chiostro, e alle più importanti rassegne sul pittore organizzate dal secondo dopoguerra fino a oggi.
Se l’importanza del quadro è stata sempre riconosciuta nel tempo, non altrettanto si può affermare sull’individuazione del soggetto. Il chiostro, infatti, indicato genericamente negli anni sessanta come Chiostro veneto, veniva successivamente identificato con quello della chiesa romana di Sant’Onofrio, alle pendici del Gianicolo(1). Il cambiamento, effettuato nonostante sulla tela appaia il nome della città di Padova, luogo ben noto all’artista essendovi vissuto dal 1889 al 1898 e tornato in seguito per la permanenza della madre e della sorella, era sostenuto sulla base di alcuni schizzi con soggetto analogo a quello dipinto e di uno in particolare recante la scritta “S. Onofrio”. Negli anni successivi questa interpretazione si sedimentava e nel catalogo generale del 1983 si scriveva: “Tre fogli riproducono, da diverse angolazioni, un chiostro che è quello di S. Onofrio, come indica una scritta. Uno dei disegni corrisponde esattamente al dipinto … Chiostro, appunto, segnato <Padova 1904> (e per questo incautamente battezzato Chiostro veneto). Ma è invece un chiostro romano: Boccioni dovette eseguire, o finire, a Padova il dipinto già progettato o abbozzato a Roma”. Si faceva inoltre rilevare che “Avendolo poi eseguito o terminato a Padova, Boccioni ha aggiunto nel quadro alcuni particolari che non appaiono nei disegni: la palizzata e il ramo d’albero nella parte destra”. Tale lettura - il chiostro è quello della chiesa romana di S. Onofrio e l’indicazione “Padova” è dovuta al fatto che l’artista ha in quella città terminato la tela - è rimasta immutata fino alla recente mostra di Lugano, quando sono emersi sulla parte alta del telaio il titolo Chiostro al sole e il luogo S. Francesco – Padova(2).
Il chiostro dipinto si trova all’interno del grande complesso edilizio costruito a partire dal secondo decennio del Quattrocento per la volontà caritatevole dei facoltosi coniugi Baldo da Piombino detto de’ Bonafari e Sibilla de’ Cetto. Essi fecero edificare nel 1414 un ospedale - che fu tra le prime sedi dell’insegnamento della medicina accanto al letto del malato e che ora è destinato a diventare Museo della Storia della Medicina e della Salute - e nel 1416 una chiesa dedicata al santo di Assisi con annesso convento. In quest’ultimo il chiostro vecchio, vale a dire il primo che si incontra accedendo dalla strada pubblica - dove erano ancora parzialmente visibili all’inizio dell’Ottocento gli affreschi sulla vita del santo realizzati da Francesco Squarcione e allievi - è servito da modello al pittore. Il suo aspetto attuale è in parte diverso da quello visibile nell’opera perché negli anni venti del Novecento, in vista del settimo centenario della morte del Santo fondatore dell’Ordine (1926), furono operati alcuni restauri “filologici” sulla chiesa e sul convento di San Francesco, restituito da poco ai frati minori cacciati all’epoca delle soppressioni napoleoniche. Una fotografia scattata sette anni dopo la realizzazione della tela, trovata nel mercato antiquario e recante la scritta “Padua 19 Juni 11”(3), mostra l’angolo occidentale del chiostro prima dei restauri e presenta analogie incontestabili con il lavoro di Boccioni: l’altezza e l’ampiezza delle arcate del portico, l’oculo nel primo arco basso, le colonne ottagonali con i capitelli ribassati, la forma delle finestre e i ferri sporgenti alla loro base. Prendono forma anche alcune chiazze di colore chiaro stese sul dipinto: la prima, dietro alla palizzata, indica una statua posta di spalle; la seconda, sotto una colonna centrale, segna la presenza di due lapidi. Affinità si trovano perfino nella vegetazione che cresce all’interno, nel prato fiorito e nelle piante rampicanti. Un’ulteriore immagine fotografica conferma l’identificazione del chiostro. Essa è tratta da un opuscolo celebrativo stampato a Padova nel 1927 intitolato “Per l’inaugurazione della rinnovellata chiesa di S. Francesco in Padova nel VII° centenario francescano”. In essa sono visibili l’angolo di ponente del convento, il campanile e parte della chiesa, ripresi nelle forme precedenti i lavori affinché i lettori e soprattutto i numerosi sostenitori dell’impresa potessero, confrontandoli con gli attuali, rendersi conto dell’importanza del restauro eseguito e rallegrarsi per avervi in parte contribuito. Si nota la scomparsa delle due lapidi, mentre la statua, ancora presente, fu rimossa successivamente in una data imprecisata.
Accertato che il quadro raffigura il chiostro vecchio del convento di San Francesco, rimangono da fare alcune considerazioni sugli schizzi a esso riferiti e in particolare su quello che reca la scritta “S. Onofrio”. Quest’ultimo mostra l’angolo di un chiostro che spunta dietro le colonne del lato da cui viene disegnato. Le colonne in primo piano differiscono però dai pilastri leggibili sul dipinto e hanno un andamento diverso, pertanto, se si trattasse di quello padovano, potrebbe essere solamente l’angolo ovest - lo stesso della tela - ripreso dal lato di nord-est e non da quello di sud-est. Due elementi sembrano impedire tuttavia la compatibilità delle forme abbozzate nel disegno con quelle del convento di San Francesco: il primo è la mancanza di qualunque accenno alla diversa altezza e ampiezza delle arcate del portico sui due lati; il secondo si ricava dallo sviluppo prospettico del lato di destra che, limitato a poche arcate, sembra individuare un chiostro di forma rettangolare. Quest’ultimo elemento si osserva con maggiore chiarezza in un altro disegno, che pertanto non sembra riconducibile al chiostro padovano(4). Tutto ciò è detto come mera constatazione, perché voler riconoscere l’architettura di San Francesco nelle linee tracciate sulla pagina con la scritta “S. Onofrio” significherebbe compiere un ragionamento simile a quello a suo tempo attuato assegnando alla chiesa romana il dipinto con la scritta “Padova” e questo sarebbe fatto incautamente. Solamente gli ultimi due schizzi noti, l’uno sul recto e l’altro sul verso dello stesso foglio di carta giallina, sono dei veri e propri studi preparatori. Si vedono infatti in uno di essi la medesima prospettiva della tela e la diversa altezza delle arcate, in entrambi i vecchi pilastri a sezione quadrata(5).
Umberto Boccioni dipinge il quadro nel 1904, all’età di ventuno anni, quando nel convento di San Francesco non erano ancora tornati i frati. Essi dovranno attendere ancora un decennio prima di riprenderne il possesso. Il lato sud-ovest del chiostro - a sinistra guardando il dipinto - era occupato dalla Scuola Normale Femminile, fondata negli anni seguenti l’unità d’Italia per la formazione dei maestri elementari e divenuta Istituto Magistrale nel 1923 con la riforma Gentile, mentre la porzione rimanente era affidata al parroco.
Attualmente nel chiostro si sta provvedendo al restauro degli affreschi. Lo spazio interno è conquistato dalla vegetazione e offre pronunciate note romantiche. I pilastri a sezione quadrata sono stati sostituiti da altri più caratteristici a sezione ottagonale. La statua e le due lapidi sono scomparse del tutto alla nostra vista(6). Ci allieta comunque il pensiero che, nonostante le vicende travagliate della sua storia, gli indemaniamenti, i cambi di destinazione e le modifiche subite durante i secoli, il luogo continua a offrire importanti motivi di reminiscenza.
1 Tra gli altri, ha riconosciuto un chiostro veneto G. Ballo, Boccioni, Milano 1964, mentre l’identificazione del soggetto con il chiostro di S. Onofrio è stata proposta da: E. Fezzi, Umberto Boccioni, in Collana disegnatori italiani, a cura di R. Pallucchini, Verona 1973; M. Calvesi – E. Coen, Boccioni l’opera completa, Milano 1983; G.Verzotti, Catalogo dei dipinti di Umberto Boccioni, Firenze 1989.
2 C. Sonderegger (a cura di), Donazione Chiattone, Città di Lugano 2006, pag. 84, scheda di E. Coen.
3 La fotografia era stata acquistata nel corso di una ricerca effettuata sul soggetto del dipinto. Dopo un mio interessamento al quadro, il Dicastero Attività Culturali della città di Lugano, che qui ringrazio per la gentilezza, mi informava della recente scoperta e mi inviava la relativa scheda del catalogo della mostra.
4 Il disegno è segnato con il numero 34 in M. Calvesi – E. Coen, Boccioni l’opera completa, Milano 1983.
5 Disegni segnati con i numeri 32 e 33.
6 Vane sono state le ricerche effettuate presso il convento di San Francesco, le scuole adiacenti e l’Archivio di Stato.