Milesi alessandro
Venezia 29.04.1856 - 29.10.1945
Venezia 29.04.1856 - 29.10.1945
1. Alessandro Milesi, Ritratto del cardinale Merry del Val, 1903-04, Musei Vaticani
2. Alessandro Milesi, Ritratto del pittore Cesare Laurenti, 1904 (da Tiozzo 1989)
3. Alessandro Milesi, Ritratto del cav. Arturo Diena, 1909, collezione privata (inedito)
4. Alessandro Milesi, Ritratto dell’amico scultore Valerio Brocchi, Milano 1928 (da Tiozzo 1989)
Il veneziano Alessandro Milesi (1856-1945) è uno dei pittori più rilevanti del suo tempo: tra la fine degli anni settanta dell’Ottocento e il quarto decennio del secolo successivo è presente in numerose mostre italiane e straniere e ottiene parecchi riconoscimenti. Le biografie1 mettono in evidenza le venti partecipazioni alle Biennali veneziane (fin dalla prima edizione del 1895 e con Mostra Individuale nel 1912 e nel 1935, quando si celebrano i Quarant’anni della rassegna); le medaglie d’oro vinte a Boston nel 1890 (Al Caffè), a Genova nel 1892 (La barca del papà), a Roma (La merenda del gondoliere) e a Monaco di Baviera nel 1893 (Zur Dämmerstunde); i premi conseguiti a Venezia nel 1895 (Fabbricatori di penitenze) di 500 lire e nel 1897 (Sposalizio) di 10.000 lire ex aequo con Ettore Tito. Come si deduce dai titoli, Milesi raggiunge i maggiori consensi del primo ventennio d’attività dipingendo temi tratti dalla vita contemporanea, una pittura di genere promossa alla metà del secolo nell’Accademia di Belle Arti dal preside padovano Pietro Selvatico – il quale riteneva che nel “reale” l’occasione per rappresentare il sentimento non fosse inferiore a quella che si poteva cogliere nel brano storico – e poi divenuta di moda con le opere di Giacomo Favretto. In seguito alla prematura scomparsa di quest’ultimo, avvenuta nella città lagunare prima della grande mostra nazionale del 1887, si riconosce in Milesi un valido successore, anche se – a ben guardare – le strade intraprese dai due compagni di studi accademici, pur partendo da una comune pittura studiata con meticolosità e definita da un disegno preciso, portano il primo a stesure maggiormente rarefatte di colore e il secondo all’indirizzo opposto, a pennellate ricche di materia, stesa in prevalenza in modo piatto e trattata alle volte con la tecnica dello “sfregazzo” (una tecnica mutuata dai cinquecentisti veneti che prevede l’applicazione con un pennello duro di piccolissime quantità di colore opaco sul dipinto già asciutto per ottenere effetti nebbiosi, di controluce o per attenuare toni troppo accesi). Sul volgere del secolo Milesi inizia a preferire alle scene di genere i ritratti, per i quali nondimeno aveva da sempre dimostrato ottima attitudine, come attesta l’Autoritratto del 1876, e puntuali arrivano le recensioni favorevoli: alla Biennale del 1897 il giovane critico Ugo Ojetti (L’arte moderna a Venezia. Esposizione Mondiale del 1897, Roma 1897) dava proprio a lui la “palma dei ritrattisti italiani” per l’indovinata raffigurazione del conte Alvise Da Schio.
La prima informazione da noi rinvenuta sulla presenza del pittore nella città del Santo risale al 1898, quando Milesi partecipa alla Mostra d’Arte a soggetto obbligato “Eterno Femminino”, che si tiene dal 12 giugno al 10 luglio nel palazzo dell’Orologio, sede del Circolo Artistico. Sul quotidiano “Il Veneto” del 17 giugno “Essesse” (Secondo Sturati) annota che il pittore “rende la vanità e la semplicità in due pastelli disegnati e coloriti con la sua magia e non c’è che da ammirarli e … comperarli. Uno [Ragazza in bianco] è già stato venduto” al commendator Giorgio Sacerdoti. Il giorno della chiusura della mostra, nella sala superiore della Stella d’Oro, Bruno Barzilai, presidente del Circolo Artistico, invita a colazione nella temporanea dimora estiva di Villa di Teolo la giuria per l’aggiudicazione dei premi (Napoleone Nani, Antonio Dal Zotto, Luigi Nono), il comitato organizzatore e i rappresentanti dei giornali “Il Veneto”, la “Gazzetta di Venezia”, “L’Adriatico” e “Il Gazzettino”. La mattina di giovedì 21 i gitanti, atteso l’arrivo in stazione da Venezia dei non padovani, salgono su un “tiro a quattro” diretto ai Colli, fra loro vi sono i giurati, i pittori Alessandro Milesi, Egisto Lancerotto, Ascanio Chiericati, Giacomo Manzoni, Vladimir Schereschewscky, profugo russo, e il dottor Dino Coletti, figlio del patriota Ferdinando. Agli addii – registra “Il Veneto” del 22 luglio – “qualche frizzo, qualche trovata, di Nono e di Milesi, simpaticissimi”.
A fine febbraio 1901 ha luogo la mostra “Il ventaglio nell’arte e nella storia”, allestita per beneficenza all’interno del teatro Verdi. Milesi invia un apprezzato Studio di bimba, “una bruna testa di bellissima bimba” precisa “La Provincia di Padova” del 2-3 marzo.
Il 17 settembre 1903 “Il Veneto” menziona l’incontro avvenuto nel Museo di Bassano del Grappa fra il pittore, intento a studiare Jacopo Da Ponte, e Giosuè Carducci, accompagnato nelle sale dal “padovano” Andrea Moschetti e dal nuovo direttore Giuseppe Gerola (in quei giorni il poeta accorda due sedute di quaranta minuti a Milesi per eseguire i bozzetti che serviranno all’artista per i ritratti successivi, oggi conservati a Casa Carducci a Bologna e alla Galleria d’Arte Moderna di Venezia). L’articolista ricorda anche di avere visto altri tre abbozzi, di fattura recente, che rappresentano il dottor Giovanni Ferraro di Bassano, il poeta Giovanni Vaccari e il professor Pietro Quero.
Nei mesi seguenti Milesi si reca a Roma su incarico dei Comitati Cattolici lagunari per fissare sulla tela Giuseppe Melchiorre Sarto, già patriarca di Venezia e da poco eletto papa col nome Pio X. Ne nasce un primo ritratto, che entra nelle raccolte vaticane. In tale circostanza posa brevemente anche il neo segretario di Stato, cardinale Merry del Val, di cui l’artista riesce a trarre a tempera “una gagliarda impressione della testa”. Il ritratto viene terminato nel Vescovado padovano nel febbraio 1904, quando il pastore della Diocesi, il cardinale Giuseppe Callegari – si legge il giorno 4 su “Il Veneto” e il 5 su “La Provincia di Padova” – presta con generosità porpora e ermellino a un prelato urbano di identica figura, perché faccia da modello a Milesi per “la fattura delle vesti”. L’opera, finita in parecchi giorni, passa poi a Venezia e quindi a Roma, in Vaticano (dove si trova tuttora). In una lettera spedita all’amico pittore Cesare Laurenti datata 27 aprile – da noi rinvenuta nell’Archivio Storico delle Arti Contemporanee (Fondo Laurenti, busta 6, fasc. 6) – l’artista racconta dell’entusiasmo suscitato dai due quadri del Papa e di Merry del Val e si sfoga: “Caro Cesare, io non mi aspettavo tanto avendone fatto dei ritratti molto di più superiori; almeno ho avuto l'approvazione del Vaticano, invece la mia cara Venezia che tu sai la amiamo tanto, abbiamo dei carissimi amici che se potessero farti del male, specialmente questi Illustri Signori critici (dei miei coglioni). Tu dirai che frasari che tengo da un uomo come tu sei”. Milesi, esprimendosi nel suo caratteristico stile schietto e semplice (aveva frequentato la quarta elementare prima di passare all’Accademia), non ci svela i nomi dei critici biasimati, ma presumibilmente si riferisce alle fredde recensioni ottenute l’anno prima dai ritratti esposti alla Biennale: il Ritratto di Riccardo Selvatico, ad esempio, non andava “oltre la somiglianza formale” per Margherita Grassini Sarfatti (“Gazzetta degli Artisti”, 8 agosto 1903); al confronto con quello in bronzo del giardino, opera di Pietro Canonica, sfigurava e appariva “di troppo inferiore, come anima”, secondo Mario Pilo (La Quinta Esposizione d’Arte a Venezia. Impressioni ed appunti, Napoli 1904); tutti i ritratti dell’artista, pur avendo il pregio della somiglianza, manifestavano un’osservazione superficiale e una “fattura molle e filamentosa” a giudizio di Vittorio Pica (L’arte mondiale alla V Esposizione di Venezia, Bergamo 1903). Le valutazioni negative di alcuni critici – riproposte nell’edizione successiva ancora da Pica e dal più diplomatico Edoardo Ximenes, entrambi nostalgici delle sue scene di genere – si confondono tuttavia con quelle favorevoli e non impediscono all’artista di affermarsi nell’opinione pubblica come un apprezzato e richiesto ritrattista. Del dipinto di Merry del Val, che ricorda nei modi la pittura ricca di materia e stilisticamente ruvida dell’ultimo Tiziano, in particolare nella fattura delle vesti, segnaliamo le partecipazioni all’Internazionale degli “Amatori e Cultori” di Roma nel 1914, dove il quadro è definito “energico” da Arturo Lancellotti (“Emporium”, aprile 1914), e alla recente (2006) rassegna La porpora romana: ritrattistica cardinalizia a Roma dal Rinascimento al Novecento, allestita ancora nella capitale (dal cui catalogo abbiamo tratto la foto).
L’11 giugno 1904 – in maggio aveva lavorato su un secondo ritratto di Pio X, ora a Ca’ Pesaro – Milesi interviene all’inaugurazione della Mostra “I Sette Peccati” che ha luogo nel Palazzo dell’Orologio, sede del Circolo Artistico Padovano. Nella sezione “Bozzetti” compare uno Studio di figura, non meglio identificato.
In agosto il pittore torna in città su invito di Laurenti per decorare la grande sala del ristorante Storione. Milesi resta qui “per circa due settimane” – annota “Il Veneto” il 19 agosto – e aiuta l’amico nei lavori di impostazione del grande progetto ornamentale, considerato il capolavoro del Liberty in terra veneta. In seguito probabilmente si allontana dal cantiere, che sarà proseguito da altri collaboratori (di questo periodo registriamo solo una sua opera a Este, alla Mostra del Ventaglio allestita a palazzo Albrizzi nei mesi di settembre e di ottobre). Milesi ricompare a Padova il 5 giugno 1905, due giorni dopo l’inaugurazione della Sala Laurenti, alla cena in onore dell’amico offerta allo Storione per celebrare la magnifica riuscita del lavoro. Siedono con loro il senatore Gino Cittadella Vigodarzere, il professor Vincenzo Crescini, Andrea Moschetti direttore del Museo Civico, Giusto Galluzzi presidente del Circolo Artistico, Dino Coletti, Angelo Dall’Oca Bianca, diversi cooperatori e ammiratori.
Il nome di Milesi riappare sui quotidiani locali soltanto negli anni venti, quando vengono organizzate in città importanti rassegne artistiche. All’Esposizione Nazionale del 1921, allestita dalla Società Promotrice a Palazzo della Ragione, il pittore, invitato, presenta i dipinti Primavera, Venezia, Marinaretto e Sole di Marzo (un soggetto veneziano): “A rendere interessante la tredicesima sala basterebbero i quattro lavori di Alessandro Milesi – tanto nomini … – il colorista dalla pennellata franca e sapiente. Chiamati a scegliere, saremmo imbarazzati: ma forse daremmo la preferenza … a tutti e quattro” (“Il Veneto”, 1 luglio); “parlare degnamente di questo ormai troppo famoso pittore veneziano in una sintetica rassegna recensionale è cosa pressoché impossibile. In Primavera e in Sole di marzo egli ci appare pur sempre il disinvolto padrone d’una scintillante tavolozza, che sa sinteticamente e vivacemente cogliere la vita e la natura con impreveduta semplicità. Anche in Venezia e Marinaretto va ammirata la morbida flessuosità dei suoi colori” (“La Provincia di Padova”, 28-29 giugno). Nella giuria di accettazione della mostra è presente il nipote Beppe Ciardi (nel 1886 Milesi aveva sposato Maria Ciardi, sorella di Guglielmo e zia di Beppe ed Emma). All’Esposizione Nazionale del 1922, organizzata dal Circolo Filarmonico Artistico e dalla Famiglia Artistica nel palazzo dell’Orologio, Milesi risulta componente della giuria di accettazione con i pittori Giuseppe Bacchetti, Mario Disertori, Carlo Donati e con lo scultore Cornelio Ghiretti. La sala A, al piano terra, accoglie Orfanella, unica opera presentata, definita “gustosissima” da Luigi Gaudenzio: “uno di quei suoi quadretti che pur nelle brevi dimensioni rispecchiano sempre quella freschezza di tocco e quel ricco impasto cromatico, a cui il maestro veneziano tanto deve la sua fama” (“Illustrazione delle Tre Venezie”, maggio 1922). Alla IV Esposizione d’Arte delle Tre Venezie del 1926, in Palazzo della Ragione, invia un Ritratto; alla V, l’anno successivo, ancora in Salone, i quadri a olio S. Giorgio, Cavallo stanco e il ritratto di Luigi Lucatello, rettore magnifico dell’Università patavina dal 1919 al 1926 (vedi foto in Varagnolo). All’Esposizione d’Arte Triveneta del 1929, che ha luogo nella Casa del Sindacato in via Ponte del Carmine, Milesi, invitato, partecipa con i ritratti del commendator Da Zara e dell’attrice Giselda Gasparini (l’immagine appare in catalogo). Infine il pittore presenta il pastello S. Teresa del Bambino Gesù all’Internazionale d’Arte Sacra Cristiana Moderna, allestita in Fiera a Padova tra il giugno 1931 e il luglio 1932. L’opera è interessante perché va messa in relazione con la grande pala di medesimo soggetto, eseguita dall’artista nel 1934 per la chiesa di San Maurizio a Venezia (su quest’ultima vedi Niero in Tiozzo, p. 25).
Per concludere la breve rassegna sulla presenza di Milesi nella città del Santo accenniamo ad altri ritratti riconducibili all’ambiente cittadino: quello della signora Tian (forse parente di Achille Tian, medico stimato e noto autore vernacolare); dell’industriale Arturo Diena - commissionato al pittore in occasione del conferimento del cavalierato al merito del lavoro - e della moglie Maria Ravà, del 1909 (vedi “Il Veneto”, 26 dicembre 1909); del romanziere Virgilio Brocchi e del fratello scultore Valerio, del 1928 (Achille Tian e Valerio Brocchi erano stati ritratti nel 1907 a Padova da un Umberto Boccioni ancora prefuturista); del re Umberto I, del 1934, conservato nell’Università patavina; di Alba Tuzzato, donato nel 1956 ai Musei Civici dalla madre dell’effigiata.
1 Si vedano D. Varagnolo, Alessandro Milesi pittore veneziano, Venezia 1942; C.B. Tiozzo, Alessandro Milesi pittore, Venezia 1989; e il recente Alessandro Milesi (1856-1945). L’eleganza nel colore, l’eleganza nel ritratto, catalogo della mostra a cura di L. Turchi, Treviso 2010.