Cavaglieri Mario
Rovigo 10.07.1887 - Pavie, 23 settembre 1969
Rovigo 10.07.1887 - Pavie, 23 settembre 1969
1. M. Cavaglieri, I portici di Padova ripresi da una stradina (da via Rudena verso via Umberto I), 1907 circa.
2. M. Cavaglieri, Campanile a Padova (Chiesa di San Fermo), 1905.
3. M. Cavaglieri, Rovigo, Piazza Vittorio Emanuele (ma Padova, Piazza della Frutta), 1907.
4. M. Cavaglieri, Strada di Padova (via Seminario Vecchio, ora via Bomporti, presa da sotto l’arco rimasto), 1907.
5. M. Cavaglieri, Via Seminario Vecchio a Padova (ma via Santa Rosa), 1907.
6. G. Vianello, Ritratto della suocera (Maddalena Filotto) - Inverno.
7. M. Cavaglieri, Giulietta nell’atelier di Padova, 1915 circa.
8. M. Cavaglieri, Romanticismo, 1915.
Mario Cavaglieri (Rovigo 1887 - Pavie sur Gers 1969) è un artista oggi molto noto e lo fu pure da vivo, quando si fece conoscere per la particolare originalità dei suoi lavori e in special modo per i caratteristici “interni” ricolmi di suppellettili preziose ed esotiche dipinti con colori premuti direttamente dal tubetto sulla tela. Nei due grossi volumi del Catalogo ragionato delle opere la studiosa Viviane Vareilles ha ricostruito il percorso artistico e le vicende biografiche del pittore che conobbe anche personalmente(1). Nel testo si individuano dei periodi di riferimento: gli anni giovanili (1887-1905); la vena intimista (1906-1913); gli anni brillanti (1913-1920); e infine la fase piacentina (1920-1925) nella quale Mario Cavaglieri si riunì e convolò a nozze con l’amata Giulietta Catellini prima del definitivo trasferimento a Peyloubère, in Guascogna. Nei primi tre intervalli temporali sta tutta l’esperienza padovana di Mario Cavaglieri, che è stata ricostruita attraverso le informazioni tratte dai ricordi del pittore, dalle opere dipinte in quel periodo e da pochissimi documenti. Oggi è possibile aggiungere ulteriori elementi. Alcuni sono già stati pubblicati nel luglio 2015 nella nostra monografia su Giovanni Vianello, maestro di Cavaglieri, in un’apposita sezione dedicata agli allievi; altri sono il risultato di scoperte più recenti(2). Su questi ultimi ci soffermeremo più diffusamente e faremo, invece, solo un rapido accenno a quelli che sono già stati oggetto di indagine nel nostro volume.
Sappiamo innanzitutto che Mario Cavaglieri apparteneva a una ricca famiglia ebraica di Rovigo che aveva deciso di trasferirsi a Padova. Abbiamo già anticipato, traendolo dalle risultanze anagrafiche, che l’arrivo in città avviene nel giugno 1896 (non nel 1900) e che la prima residenza è in via San Fermo, al numero 1257, a fianco della chiesa omonima (non quindi in via Umberto I, dove la famiglia si recherà solo nell’ottobre 1905 ma non nel palazzo Da Zara bensì nell’edificio che lo precede: entrambi i fabbricati si vedono sul fondo della veduta a olio su cartoncino presa da via Rudena, vedi Vareilles II, n. 162 - fig. 1). La casa di via San Fermo si affacciava sul retro in riviera Mugnai ed è da questa prospettiva che il giovane esegue un disegno del campanile della chiesa – finora non identificato – che reca la data 1905 ed è stato esposto nel 1907 alla Mostra degli Amatori e Cultori di Roma (Vareilles I, p. 32 - fig. 2). Sull’iniziale residenza del pittore rodigino, così correttamente ubicata, va svolta un’ulteriore riflessione. Si può osservare che nel periodo che va dal 1900 al 1905 – per quasi un lustro quindi – le abitazioni di Cavaglieri e di Umberto Boccioni, nella quale vivevano la madre e la sorella, erano situate a pochi metri di distanza l’una dall’altra: rispettivamente subito prima e poco dopo la Chiesa di San Fermo, ai numeri 36 e 46 della strada che fu chiamata solo in quegli anni via Garibaldi. È quindi plausibile che i componenti delle due famiglie si conoscessero, perlomeno in modo superficiale. Sappiamo che Umberto Boccioni tornava a Padova molto spesso e che si fermava in quell’abitazione anche per alcuni mesi.
Le biografie ricordano poi che nei primi anni del secolo Mario prendeva lezioni di disegno da un non meglio identificato “professor Fava” (Vareilles I, p. 27). L’impossibilità, tuttavia, di rinvenire la benché minima notizia su tale figura nelle guide commerciali cittadine ha sollevato alcuni dubbi riguardo all’attendibilità dell’informazione. Nella monografia su Vianello, in luogo di quel nome ancora oscuro, abbiamo proposto Barnaba Lava (1848-1936), uno stimato professore della scuola di disegno “Pietro Selvatico”. Una seconda alternativa potrebbe essere la pittrice “Maria Fava” (Padova 1884-?), di cui si conosce poco, salvo essere stata allieva forse di Giacomo Manzoni e avere partecipato alle Mostre d’Arte – concorso “I sette peccati” e “Bozzetti” – allestite nel giugno 1904 presso il Circolo Artistico Padovano. Tali ipotesi, naturalmente, necessitano di ulteriori elementi per essere verificate.
Di certo Mario Cavaglieri era stato allievo di Giovanni Vianello e in questo caso l’interesse principale sta nel circoscrivere con maggiore precisione gli anni in cui il giovane riceveva gli insegnamenti. Vareilles colloca le lezioni “parallelamente” agli studi universitari, che sappiamo iniziati nell’autunno 1906 e abbandonati l’anno successivo (I, p. 31)(3). Secondo le nostre ricerche tale periodo va anticipato al 1905 almeno e continua fino al 1907-1908, quando inizia la breve parentesi veneziana presso il pittore Cesare Laurenti.
Informazioni utili sul periodo formativo si traggono dallo spoglio dei quotidiani cittadini. Abbiamo già accennato nella monografia su Vianello (p. 83) alla Mostra del “Cappellino”, allestita a scopo benefico nel gennaio 1906 nei locali della Loggia Amulea, nella quale Cavaglieri esponeva un “bozzetto svelto e leggiadro” che raffigurava “una signora con cappellino... ed effetto di vento” (ad oggi non identificato). Nei giornali cittadini il giovane era ricordato insieme a Steno Bolasco fra gli allievi di Vianello (mentre veniva taciuto il nome di Felice Casorati, anch’egli espositore e allievo, che l’anno seguente esordirà alla Biennale veneziana con un ritratto della sorella dipinta proprio con cappellino e veletta). Cavaglieri era quindi già allievo di Vianello nel gennaio 1906 e si può presumere che lo fosse anche in precedenza. Il citato disegno del campanile della chiesa di San Fermo, infatti, antecedente al mese di ottobre 1905 quando Cavaglieri si trasferirà in via Umberto I, appare come un riuscito esercizio prospettico e potrebbe perciò essere stato realizzato nel periodo formativo. Sappiamo che il maestro richiedeva agli allievi prima la correttezza del disegno lineare, geometrico, prospettico, di ornato e di figura, poi passava all’arte dei colori, al maneggio della tavolozza e all’esercizio continuato dal vero. Il disegno potrebbe appartenere alla fase iniziale dell’insegnamento (primi mesi del 1905 e forse prima), mentre alla fase successiva si potrebbero ricondurre le scene di vita familiare e i ritratti (1905 inoltrato e 1906) e infine le piccole vedute padovane dipinte a olio su cartoncino (datate in prevalenza 1907) (figg. 3-4). Questo ci sembra ad oggi il percorso didattico maggiormente plausibile.
Ulteriori informazioni sulla scuola di Vianello, ad oggi inedite, le abbiamo tratte dall’archivio del Museo Civico di Padova. Qui si conservano le domande presentate da Dante De Zolt (11 dicembre 1906), da Cavaglieri (il 26 del mese) e da Casorati (il 29) per poter accedere alle collezioni pubbliche e copiare le opere esposte (non sappiamo quali), e inoltre una dichiarazione di Vianello datata 17 gennaio 1907 e scritta presumibilmente per agevolare il rilascio dei permessi, nella quale egli attesta che i tre giovani studiavano presso di lui “da vario tempo disegno e pittura”. In base a tali documenti apprendiamo che nel gennaio 1907 Cavaglieri era già allievo di Vianello da lungo tempo, esattamente come Casorati e l’ancora a noi sconosciuto Dante De Zolt(4). Da ben prima, è quindi lecito pensare, di quel gennaio 1906 nel quale egli aveva partecipato alla ricordata Mostra del “Cappellino”. Sulla base di tali informazioni l’ipotesi che il periodo formativo inizi dal 1905 o addirittura prima sembra dunque rafforzarsi.
Vareilles scrive poi che Cavaglieri nell’anno 1907 apriva un proprio studio in via Santa Rosa n. 9 (fig. 5) e seguiva per un breve periodo i corsi di pittura tenuti a Venezia da Cesare Laurenti (I, p. 34). Su entrambi i temi possiamo aggiungere ulteriori informazioni. Riguardo al primo – lo vedremo più avanti nel testo – sappiamo che Cavaglieri non occuperà a Padova unicamente uno studio, quello in via Santa Rosa, ma ne utilizzerà un altro cinque anni dopo. Per quel che riguarda invece l’insegnamento di Laurenti, abbiamo già pubblicato nella monografia su Vianello (p. 83) l’informazione tratta dal quotidiano “La Libertà” che lo ricorda allievo nel marzo 1908. Dal momento che Cavaglieri studia a Venezia da Laurenti per un breve periodo, potrebbe avere frequentato i corsi solo nei primi mesi del 1908, oppure tra la fine del 1907 e l’inizio del 1908. Propendiamo per la prima ipotesi perché nel commento della stampa ai lavori di Cavaglieri esposti nelle due mostre padovane di gennaio e giugno 1908 non si rinviene alcun riferimento all’alunnato presso Laurenti, un pittore assai noto in città per avervi vissuto in gioventù e per aver decorato magnificamente la grande sala del ristorante Storione.
Come abbiamo accennato sopra, secondo noi Cavaglieri era stato allievo di Vianello fin dal 1905 e forse anche prima. Nella nostra monografia abbiamo ricostruito gli spostamenti di sede della scuola di pittura e possiamo pertanto constatare che il giovane ha seguito le lezioni prima a palazzo Fospan in via Tadi, occupato da novembre 1903 a inizio 1906, e poi nello studio di via Calatafimi, utilizzato da Vianello fino a novembre 1912. In quest’ultimo luogo, e precisamente allo “Studio di pittura - Via Calatafimi 12”, giunge l’interessantissima cartolina di saluto spedita da Felice Casorati a Vianello, il 10 maggio 1909, da noi già pubblicata(5). Abbiamo rinvenuto l’esatta ubicazione dello studio attraverso la consueta indagine catastale. Era situato nel centro cittadino all’interno dell’antico quartiere di Santa Lucia, oggi pressoché scomparso a causa di successive demolizioni. Fra i lavori di Vianello l’unico dipinto che può ricondursi con sicurezza a questo luogo è il Ritratto della suocera (Maddalena Filotto) (fig. 6), da noi rintracciato in collezione privata e compreso nella monografia. Su un fondale di tetti innevati si notano il campanile della chiesa di Santa Lucia in linea con la torre comunale ancora munita della sovrastante “lanterna” e, dall’altro lato, l’ampia copertura del Salone. Dalla veduta possiamo dedurre che i locali, pur avendo l’ingresso da via Calatafimi, erano posti sopra la parallela via Borromeo, della quale appare nell’opera uno scorcio con portici che costituisce ancora oggi un interessante documento storico. Il quadro, non datato, è stato eseguito negli anni in cui Vianello occupava quello studio e vi teneva scuola di pittura, e cioè dal 1906 al 1912. Di recente abbiamo rinvenuto un’ulteriore informazione su questo dipinto: nel 1916 era stato inviato con il titolo Inverno alla Mostra Nazionale di Milano e qui “la figura di vecchia signora su uno sfondo luminoso di una città nevata” aveva ricevuto lusinghieri apprezzamenti(6). Sappiamo che in quell’anno Vianello non occupava più lo studio di via Calatafimi perché nel dicembre 1912 era passato in via Donatello. Il trasferimento della scuola di pittura, come ricordato nella nostra monografia (p. 35), era stato pubblicizzato ampiamente sui quotidiani cittadini.
Confrontando il dipinto di Vianello con l’olio Giulietta nell’atelier di Padova di Cavaglieri eseguito intorno al 1915 (Vareilles II, n. 428 - fig. 7), si colgono evidenti analogie negli elementi che compongono la veduta: lo stesso allineamento del campanile della chiesa di Santa Lucia con la torre comunale, e la presenza del tetto di Palazzo della Ragione. L’opera, senza ombra di dubbio, è stata compiuta da Cavaglieri nello studio di via Calatafimi occupato in precedenza da Vianello. Si può immaginare pertanto che il maestro abbia ceduto i locali all’allievo e si sia trasferito in via Donatello nel dicembre 1912. Tale acquisizione è assolutamente conciliabile con quell’insieme di mutamenti avvenuti nella tecnica e nell’ispirazione delle opere del giovane Cavaglieri, già messi in luce dagli studiosi e collocati proprio intorno al 1912-13, che segnano il passaggio dalla fase intimista ai cosiddetti “anni brillanti”. Uno studio nuovo, ampio e luminoso, con grandi finestroni panoramici, signorilmente arredato con oggetti pregiati ed esotici, consono a un artista che è ormai avviato sulla via della personale affermazione.
Nel quadro Romanticismo (Vareilles II, n. 427 - fig. 8), datato 1915, si notano la stessa coppia di vasi e la lampada di carta estremo orientale che si vedono in Giulietta nell’atelier di Padova. I finestroni, pure analoghi nella fattura, danno su un giardino alberato che potrebbe identificarsi col parco Cittadella Vigodarzere posto sull’altro lato di via Borromeo. Il dipinto Giulietta (1913 - Vareilles II, n. 400) sembrerebbe confermare questa tesi, perché le poche finestre dietro agli alberi sono compatibili con quelle ancora oggi visibili. Simili finestroni con vista sul parco presentano pure Incroyable (1914 - n. 414) e Interno con vetrata (non datato - n. 429). Lo studio di via Calatafimi avrebbe avuto quindi una vetrata con vista a sud su Palazzo della Ragione e un’altra a ovest sul parco Cittadella Vigodarzere. Purtroppo le uniche fotografie che abbiamo rinvenuto del luogo dove sorgeva questo fabbricato, demolito negli anni trenta per costruire il palazzo Cogi di piazza Spalato (ora Insurrezione), sono delle vedute panoramiche troppo ampie, inadatte e sgranate per ritrovarvi lo studio dagli ampi finestroni.
Accertata l’esistenza di due successivi studi di Cavaglieri, l’uno in via Santa Rosa a partire dal 1907 e l’altro in via Calatafimi dal dicembre 1912, e ricostruiti i tempi e i modi delle lezioni private di pittura nei termini sopra accennati, andrebbe rivisitata l’intera produzione pittorica giovanile per riconsiderare il luogo e il momento d’esecuzione delle opere incerte. Non ci addentriamo in tale analisi, ma a tale fine segnaliamo che non ci risultano finestroni con vedute panoramiche nella modesta palazzina di via Santa Rosa. Naturalmente ciò non toglie che tali infissi con ante a quattro lastre di vetro sovrapposte fossero caratteristici anche di altri ambienti in cui l’artista si recava a dipingere, come talvolta accadeva presso le abitazioni di amici o nei luoghi di villeggiatura, e pertanto la loro presenza non supportata da ulteriori elementi come mobili, lampade o altri oggetti ornamentali non costituisce una prova certa della realizzazione di un’opera nello studio di via Calatafimi. Tralasciamo pure il raffronto dei lavori di Cavaglieri con quelli del suo maestro e terminiamo invece con un’ipotesi suggestiva: la modella che Vianello ritrae appoggiata di schiena a un mobile davanti a finestroni – dipinto scelto come copertina della nostra monografia – potrebbe essere Giulietta Catellini nello studio di via Calatafimi?
1) V. Vareilles, Mario Cavaglieri (1887-1969). Catalogo ragionato dei dipinti, vol. I La Vita e le opere - vol. II Catalogo delle opere, Torino 2006: nel testo si farà riferimento fra parentesi a questi tomi, ma sul pittore va ricordato pure l’importante catalogo della mostra di Verona Mario Cavaglieri. Gli anni brillanti: dipinti 1912-1922, Milano 1993.
2) P. Franceschetti, Giovanni Vianello (Padova 1873-1926). Maestro di Casorati e Cavaglieri, Castelfranco Veneto, luglio 2015.
3) La studiosa ricorda che nell’Archivio Cavaglieri sono conservate “due piccole foto di opere di Vianello firmate, una testa di bambino e un ritratto di donna anziana, con la dedica sul retro al collega Mario Cavaglieri, Vianello” (Vairelles 2006, I, p. 32).
4) Archivio Museo Civico di Padova, date citate nel testo: n. definitivo 3808/corda 3869 (De Zolt); 3816/3876 (Cavaglieri); 3817/3877 (Casorati). Si segnala che i Musei Civici di Padova conservano uno splendido ritratto in marmo di Dante De Zolt eseguito nel 1923 da Paolo Boldrin.
5) Un’erronea datazione, 5 settembre 1921, è apparsa invece in V. Baradel, L’ambiente padovano, gli amici e il maestro Vianello, catalogo della mostra “Il giovane Casorati. Padova, Napoli e Verona” a cura di V. Baradel, D. Banzato - Padova - Musei Civici agli Eremitani, 26 settembre 2015, 10 gennaio 2016, Milano 2015, p. 24.
6) G. Marangoni, La Mostra nazionale di Belle Arti a Milano, “La cultura moderna”, a. XXV, 1915-16, pp. 698-705: 701.